31/05/13

GIORNO 219: London family

Non sono mai stata una tradizionalista, una tipa vecchio stile, per niente.

Se c'era una regola era fatta per essere oltrepassata.

Ero quella che voleva mangiare sul divano guardando la tv, studiare la notte invece che di giorno, fare tutto il contrario di tutto.

Devo ammettere che la mia totale e perenne autonomia londinese mi gusta parecchio.

Fare quello che mi pare quando mi pare.

Però poi arrivano quelle sere in cui ti prende la nostalgia e hai proprio voglia di casa.

Ed è lì che le persone, i rapporti umani, giocano un ruolo fondamentale.

Sentire i tuoi amici, la tua famiglia regolarmente va bene, ma è ovvio che di amici devi averne anche qui.

Io ne ho davvero di favolosi.

A partire dalle mie coinquiline.

Maria e Mina hanno quarant' anni, ma lo spirito di due ventenni.

Però con me sanno essere gentili come due mamme.

E quelle notti in cui la malinconia vince, quelle notti in cui hai voglia di casa, non c'è niente di più di bello di tornare a casa e trovare la cena pronta.

E mangiare tutte assieme.

Capelletti in brodo e pesce al forno.

Come faccio a non amarle?


30/05/13

GIORNO 218: high hopes

Scopro sempre le canzoni nel momento perfetto della mia vita.

La canzone di questi giorni è senza dubbio High Hopes dei Kodaline.

Broken bottles in the hotel lobby
Seems to me like I'm just scared of never feeling it again
I know it's crazy to believe in silly things
But it's not that easy

I remember it now, it takes me back to when it all first started
But I've only got myself to blame for it, and I accept it now
It's time to let it go, go out and start again
But it's not that easy

But I've got high hopes, it takes me back to when we started
High hopes, when you let it go, go out and start again
High hopes, oh, when it all comes to an end
But the world keeps spinning around

And in my dreams, I meet the ghosts of all the people who have come and gone
Memories, they seem to show up so quick but they leave you far too soon
Now evil is just staring at the barrel of a gun
And I do believe

Believe I've got high hopes
It takes me back to when we started
High hopes, when you let it go, go out and start again
High hopes, oh, when it all comes to an end
But the world keeps spinning
And the world keeps spinning around

High hopes, it takes me back to when we started
High hopes, when you let it go, go out and start again
High hopes, oh,
And the world keeps spinning
Ooh, yeah this world keeps spinning

How this world keeps spinning around


In questi giorni, quando ormai manca un mese alla mia partenza, è normale iniziarci a pensare.
Come sarà? 

Tornare a casa, riniziare tutto da capo...

E a volte sono felice e a volte mi preoccupo.

E nei miei sogni incontro i fantasmi di tutte le persone che sono andate e venute.

Ricordi.

 Arrivano velocemente, ma ti lasciano sempre troppo in fretta.

E non mi resta altro che buone speranze.

Perchè anche quando tutto sembra giunto alla fine, il mondo continua comunque a girare.

GIORNO 217: love and hate

Londra è piena di stranieri, questo è un dato di fatto.

Imprenditori o muratori, ricchi e poveri.

C'è chi nella capitale ci arriva per cercare fortuna e chi perchè ce l' ha già ma comunque i non londinesi sono ovunque.

E' così che una delle domande più frequenti nelle conversazioni è 'Ti piace Londra?'

Sembrerebbe una cavolata.

Ma non lo è affatto.

Appunto non tutti quelli che vivono a Londra ci vivono perchè la amano.

E magari alcuni che prima la amavano con il tempo hanno smesso.

Non so quanti italiani conosco ossessionati da questa città, ma viverci è tutta un' altra roba.

Solo ora che ci penso quando capita che questa domanda la fanno a me ogni giorno rispondo diverso.

 A volte la amo, a volte vorrei andarmente il giorno dopo.

Ci sono giorni, settimane, che non mi piace proprio, poi succede quel qualcosa che dici 'Oh sì! Vivo a Londra! Non è fantastico?'

Credo che sarà sempre così il nostro rapporto, tra me e questa città.

Perchè è estrema, come me.

A volte siamo sulla stessa lunghezza d' onda quindi è perfetta.

Altre siamo agli antipodi e mi sembra di perdere me stessa nella confusione.

Samuel Johnson nel 1700 scriveva 'Quando un uomo è stanco di Londra, è stanco della vita, perché a Londra si trova tutto ciò che la vita può offrire.'

Letto dall' Italia mi suonava una figata, ma ora ho capito che c'è la fregatura.

Essere stanchi di Londra è possibile e non significa essere stanchi della vita in generale.

Significa essere stanchi della vita di Londra, che è completamente diversa dalla vita in qualunque altra città.




GIORNO 216: Nanny realness

Finalmente dopo mesi ci siamo riuscite a rivedere tutte assieme: io, Emma e la Michi, la nostra vecchia coinquilina.

Lei adesso fa la nanny in questa famiglia a Willesden Green, a nord di Londra.

Un mondo strano quello delle nanny.

Dicono sia ancora facile trovare lavoro a Londra in questo campo in realtà quando io mi ero messa a cercare mi ero resa conto che non lo era poi così tanto.

Troppi prerequisiti.

A parte infinita pazienza e amore per i bambini, sulla quale si può sempre mentire con un gran sorriso le richieste erano le più disparate.

Inglese perfetto.

Anni di esperienza, quasi sempre, corso di primo soccorso, referenze di qui, referenze di lì.

Chi la vuole giovane, chi la preferisce vecchia, chi vuole che vivi in casa, chi no.

Poi le migliori sono quelli che vogliono la nazionalità precisa perchè i bambini devono impararfe un' altra lingua.

Lei l' ha trovato semplicemente su Gumtree, è stata fortunata.

Io ho considerato l' opzione nanny solo nel momento di più alta disperazione perchè altrimenti avrei preferito un po' tutto il resto.

Non era l' esperienza che cercavo.

Per quanto riguarda la paga anche qui le opzioni sono le più disparate.

A Londra sono tantissime le mamme che lavorano e che quindi hanno bisogno di un aiuto con i figli e ovviamente tutte hanno storie diverse.

Se lavori in certe famiglie rsuper posh arrivi a prendere anche dieci pound all' ora senza fare troppa fatica.

Altre volte si tratta di persone normalissime e quindi le paghe sono molto più normali.

Poi dipende tutto se vivi in casa o no.

E nel primo caso ti sfruttano più che possono.

La mia amica, per esempio, vive con loro e prende cento pound a settimana.

Però gira per Londra con la jeep 4x4 e va a prendere i bambini a scuola con quello degli Oasis.

Scioccante quanto la nostra sia una città vip e noi nemmeno ce ne accorgiamo.


Ve le immaginate le cene di classe a Londra?  





Il pomegranate cider che mi ha cambiato la vita.
Troppo buono.


Non era una rimpatriata senza le foto trash nelle viuzze di Soho.
Vi voglio bene amiche mie.







Il tipo della pulizia delle strade che vuole assolutamente una foto con noi.
Adoro.





29/05/13

GIORNO 215: Hampstead obsession

Un altro sabato off all' insegna del non relax.

Come dire?

Come sempre.

Poi soprattutto ora che mi manca solo un mese cerco di fare più cose possibili.

Sulla lista (sempre troppo lunga) delle cose ancora da fare c'era senza dubbio Hampstead Park.

C'eravamo già state, ma in fretta e senza vederlo tutto.

Probabilmente il mio parco preferito in assoluto, perchè non è il tipico parco inglese.

Erbetta tagliata, fiori, alberi in fila.

E' piuttosto un bosco.

Una distesa di prati, boschi, stagni nel bel mezzo delle colline inglesi.

Perchè, ebbene sì, anche Londra non è tutta piana.

Hampstead è un posto magico.

L' avevo già detto, ma lo ripeto, non si sa mai.

E' uno di quei posti che si scopre dopo troppo tempo e una volta successo non riesci più a farne a meno.

(Emma c'è tornata il giorno dopo con un altro suo amico, è già patologico)

C'è solo una cosa che dovete fare se andate ad Hampstead Park: tenere presente che entrare è facile, uscire può non esserlo così tanto.

Mi spiego meglio.

Noi tutte allegre e felici abbiamo girato a caso, quando è stata ora di uscire, dopo mezzora di cammino in mezzo al bosco siamo uscite solo seguendo il rumore delle macchine e ovviamente non da dove eravamo entrate.

E così ci siamo perse.

In mezzo alle colline, ai boschi, al silenzio, ci siamo perse.

E ancora una volta devo ripetermi.

Anche perdersi a Londra è un piacere.

Siamo finite nel centro degli Hampstead, una magia per gli occhi e per il cuore.



un pò ti voglio anche bene dai.



voglio essere bambina e fare volare gli aquiloni.


Per chi non abitasse come noi al sedicesimo piano Hampstead Park è anche un ottima alternativa al costoso London Eye per vedere Londra dall' alto.






strade luuunghe e strette.
boschi a destra.
boschi a sinistra.
è per caso Londra?


Viuzze, piccoli bar, casette e villone, tutto però con eleganza.

Ad Hampstead credo sia la cura del dettaglio a rendere il posto magico.

Ecco, io qui ci vivrei proprio volentieri.

E poi tra una vetrina e l' altra vediamo questo negozietto, sembra carino, particolare piuttosto.

Costerà una follia, ma entriamo...

Finiamo per passarci quasi un' ora chiacchierando con la proprietaria.

Le sue storie mi hanno affascinata.

La signora, una bionda che ha superato la cinquantina, è una croata che si è traferita a Londra tantissimi anni fa.

Nel negozio vende praticamente solo foulard, collane e degli scialli stile indiano che cuce lei a mano.

E qui viene il bello.

Proprio perchè li fa lei sono decisamente riconoscibili e soprattutto unici nel loro genere.

E ogni tanto le succede di aprire il giornale e di vedere qualche star del cinema sfoggiare i suoi vestiti.

Una a caso? Kate Moss.

Lei però ha questo problema, un pò non li conosce, un pò non li riconosce anche se sa chi sono.

A Kate Moss la prima volta che c'è andata le ha sconsigliato lo scialle lungo perchè 'bisogna saperlo portare'.

E a una delle modelle più pagate al mondo suona come una gaffe bella e grossa.

La seconda volta che c'è tornata, mentre stava uscendo, le ha detto: 'Prossima volta dovresti prendere quello blu, l' ha preso Kate Moss!'

Ed era lei stessa...

Insomma, non ne azzecca una, ma i suoi vestiti sono fantastici.

Io le stavo simpatica e ho finito per pagare una sciarpa, una collana e una maglia venti pound invece di trentacinque.

Non vedo seriamente l' ora di tornarci.

Meno male che ci siamo perse.

Meno male.


@ Hampstead


@Hampstead


ti amo forever.

E poi in mezzora ti sposti di qualche chilometro verso Ovest e ti ritrovi a Wembley per andare a vedere la finale di champions e il panorama è un attimo diverso.

Strade sporche, case brutte.

Decisamente un' area triste.

Eravamo convinte di trovare dei maxi schermi e un sacco di gente invece davanti allo stadio non c'era letteralmente nulla.

Infatti tutti i pub nelel vicinanze erano pieni zeppi di gente.

Noi abbiamo finito per guardarla insieme a un centinaio di ultras del Bayern in un pub a duecento metri dallo stadio.

Va bè, almeno abbiamo visto Wembley.


puliti ed educati questi tedeschi.



questo era quello che si trovava davanti a tutti i pub.
quintali di persone.
 

Wembley.
fantastico.

Adoro i miei acquisti <3



La pizzetta dell' una di notte al ritorno.
Il post birretta che ci vuole.















28/05/13

GIORNO 214: Kensington's museums

Io giuro che in Italia non mi sarei mai immaginata di mangiare uovo, bacon e salsiccia a colazione.

In Italia qualasiasi cosa salata era abolita per legge prima delle undici.

Qui bo non ho più uno stomaco, un intestino, un fegato.

E del resto è l' english way of life.

Hai bisogno di energia per tutto il giorno perchè non si pranza.



Visto che come al solito sono off e piove, io e Jesus, un mio collega, ci siamo fatti il tour dei musei di Kensington.

Con solo due ore di ritardo sono arrivata a destinazione.

Credo mi avesse voluto uccidere.

E tanto per rendere l' idea nonostante il mio 'leggero' ritardo quando sono arrivata non aveva visto neanche metà del Victoria and Albert Museum.

 Il Victoria lo definirei un museo curioso, simpatico.

E' infatti il museo delle arti applicate e delle arti minori, il più importante al mondo.

C'è tipo una sezione dove ci sono solo cancelli.

Al primo ridi, al secondo ti chiedi perchè, al terzo ti sei già rotto le balle però alla fine è divertente.

E come tutti i musei di Londra è sicuramente da apprezzare anche l' architettura del museo in sè.

Le mie parti preferite? Moda, gioielli e cinema.












entrata.


Gioielli.


Jesus vs Rinoceronte.


Il camerino di Kylie Minogue.

Salutiamo il Victoria Albert e diamo il benvenuto al museo delle scienze naturali.

Letteralmente la porta accanto.

Questo è il tipico museo dove un bambino tra i cinque e i dieci si farebbe portare tutte le domeniche.

E la povera mamma al seguito lo sa a memoria, ma le tocca.

Dalla creazione della terra ai dinosauri.

E poi tutti gli animali possibili.



entrata


Medusa.


Nulla è certo a parte i cambiamenti.


Hogwarts? No, museo di storia naturale!


Tornare bambini e fare la fila per andare a vedere il t-rex! 
Meno male che Jesus ha ventisette anni e ci credeva anche più di me.

Nel frattempo ci raggiunge anche Vera.

Terzo ed ultimo museo della giornata e del complesso dei musei di Kensington.

Il museo delle scienze.

La cosa più inutile che abbia mai visto.

Sembra tipo una vecchia soffitta con giocattoli e cavolate inutili buttate lì da anni.

Quando non è bello va detto.

Però devo confessare che quella bruciata di Vera l' ha apprezzata tantissimo.

Quindi mai dire mai.
 


Come concludere la serata se non in un pub? 

Londra come l' oktoberfest questo weekend.

La nostra serena città è invasa da tedeschi ciccioni che fanno i cori un pò ovunque.

Birretta e cori per il Borussia e finisci bene la giornata.
 

O almeno ti piacerebbe.

 Nel mio caso arrivi a casa stanca morta e la coinquilina rompi balle ti obbliga ad uscire con lei.

Emma nel mio caso.

Eh niente che Shoreditch sia.

Altra birra, altra corsa.



Emma e Luca.


Pub sconosciuto @ Shoreditch


A Shoreditch si scopre un murales nuovo ogni volta.
















27/05/13

GIORNO 213: 7 months

Sette mesi di Londra.


Sette?


Va bè, no comment.


Non voglio pensare a quanto è passato veloce che sennò mi vengono le paturnie.


In realtà sono cambiate tantissime cose in sette mesi, come altrettante sono rimaste uguali.


E tra tutte le cose che non sono cambiate la più sconvolgente di tutte è il tempo.


Il tempo atmosferico, dico.


Sono giorni che la mia bacheca di facebook è invasa di post di italiani che si lamentano perchè fa ancora freddo in Italia.


Avete ragione anche voi, in Italia a fine maggio non possono esserci dieci gradi.


Ma vi giuro che dopo un anno a Londra vi lamentereste di meno.


Io da quando sono arrivata ho vissuto solo in una lunga tremenda stagione chiamata 'schifo'.


Non puoi neanche fare 'il cambio dell' armadio'.


Non posso nemmeno permettermi di rispedire a casa il cappotto pesante.


Un giorno c'è il sole e sull' autobus credi di essere tutta una roba con il seggiolino e quello dopo abbraccieresti il business man che c'è seduto di fianco a te perchè stai morendo di freddo.


Un giorno devi andare al museo e c'è il sole un giorno hai voglia di parco ed è allaggato.


Chi dice che a Londra piove sempre mente.


A Londra c'è anche il sole, c'è anche la neve, c'è un po' di tutto.


Il problema che c'è sempre un po' di tutto, non c'è un momento per una cosa e uno per l' altra.


Prima di partire avevo letto un articolo sul fatto che gli inglesi non usasessero l' ombrello.


Se piove si bagnano e si asciugano camminando.


Mi sembrava assurdo, barbaro, anacronistico.


Ma ora ho capito tutto.


Poverini, ci hanno rinunciato.


Quando hai l' ombrello non piove.


Quando non ce l' hai è perchè ti sei svegliato che c'era il sole e quindi non l' hai preso, ma poi improvvisamente entri a comprare il pane esci e ti sembra di essere ai caraibi nella stagione delle piogge.


Insomma, anche se ci provi, non ci becchi mai.


Per concludere, voi italiani che vi lamentate del tempo, sappiate che c'è chi sta peggio...


...e non si lamenta.

26/05/13

GIORNO 212: Woolwich

Cosa è successo a Woolwich il 22 maggio lo sanno tutti direi.

E forse in Italia anche meglio di me.

Non ho avuto molto tempo di leggere i giornali, ho solo sentito qualcosa alla radio lavorando.

La cosa è grave, neanche da discutere.

Ma non sono qui a fare del moralismo.


C'è solo un articolo che io e Vera, la mia collega, avremo letto non so quante volte.

La storia di Ingrid.

Ingrid è una signora quarantottenne che passava di lì sull' autobus quando quei due mostri avevano appena ucciso il soldato.

Ingrid vede un corpo per strada, pensa a un incidente e scende.

Poi vede anche un uomo, lì vicino, con in mano un coltello, con le braccia piene di sangue e capisce.

Capisce però non scappa.

Resta lì e gli fa delle domande, prende tempo, come si dice.

Nel frattempo arrivano altre due donne che parlano con l' altro uomo.

Altre persone riprendono con il telefono.

Tutto tremendamente freddo.

C'è un uomo per strada con la testa tagliata e c'è un altro uomo con un coltello insanguinato eppure non c'è panico tra la folla.

E non c'è nemmeno menefreghismo però.

Sembra quasi organizzato, pianificato.

Eppure no, sono solo persone che si trovavano lì per caso, che hanno fatto la scelta giusta.

La scelta di mantenere la calma nei venti minuti che la polizia ha impiegato ad arrivare.

Eppure a me, da italiana, sembra così irreale, così lontano da quello che avrei fatto io.

E mi chiedo chi è il pazzo.

Mi chiedo chi è il giusto.




24/05/13

GIORNO 211: goodbye arrivederci hermano

Presente quando nei film gli adolescenti si mollano e preparano lo scatolone di cose che gli ricordano l' ex e glielo riportano?

Della serie 'stavolta è finita per davvero'.

Ieri mi è troppo venuta in mente questa scena quando raccattavo in giro per la casa le cose di David. 

Maglione nero, maglione Tom Cruise, libro sul karma, bicchieri presi per strada...

Niente scatolone però, non è funzionale quando devi correre su e giù per Londra.

La borsona della Morrison va più che bene.

La mia idea era mollare il borsone e ciao ciao a dormire.

Ma la nostra Londra non è mai stata così quindi doveva finire in modo più movimentato.

Dopo aver cazzeggiato per due ore fingendo di fare le valigie (cosa che David riesce a odiare nonostante abbia preso più di cento voli nella sua vita) ci siamo resi conto che era un po' tardi.

Ovviamente da bravo amante dei ricordi come me non si butta via nulla.

La povera Valentina si dovrà tenere un quintale di sacchi neri pieni di roba inutile e vestiti invernali!

Dopo numerosi tentativi le valigie si sono chiuse e il peso poteva andare.

Ridendo e scherzando nonostante avevamo ore di tempo siamo riusciti ad arrivare in ritardo anche l' ultimo giorno.

Nel bel mezzo della notte con una valigia di venti chili di nostalgia abbiamo cambiato tre bus, attraversato Park Lane e corso per Victoria.

Victoria coach station, giusto in tempo.

Tutto così di fretta che non l' abbiamo neanche realizzato. 

In un attimo era già mattino, in un attimo erano già passati sette mesi.

Mai odiato così tanto l' alba come quella notte.

Con la luce era tutto così chiaro, è per questo che amo la notte.

E io come una stupida a piangere da sola per le strade di Victoria mentre Londra pian piano si risvegliava e i primi operai arrivavano sui cantieri.

Non avevo voglia di tornare a casa e sono andata a vedere l' alba sul Tamigi. 

A qualsiasi ora del giorno qui a Londra trovi sempre quello che ti fa stare meglio.

Alle sei del mattino la stanchezza ha vinto.

Era ora di tornare a casa, cinque ore dopo sarei dovuta andare al lavoro.

Meno motivata di mai.



Depressione pre valigie.
 

Aumenta la collezione di monetine da 1 e 2 p


La camera come l' abbiamo lasciata.
Valentina sarà contenta povera...


Tutte le situazioni finiscono, prima o poi, e' lo schifo imperfetto della vita.
Mi mancherai hermano.


 Se c'è una cosa che ho sempre odiato, fin da piccolissima, era l' entusiasmo dei miei genitori nell' accompagnarmi alle partenze per le gite.
Quel portarmi lo zaino, accompagnarmi fino al bus e poi magari salutarmi pure con la manina quando partivo.
Ommioddio quanto lo odiavo.
 Mi sentivo una bambina (che poi lo ero davvero), però ovviamente volevo fare la grande.
 E poi ora che ci penso ho fatto la stessa identica cosa e ne sono certa con lo stesso fottuto entusiasmo con cui lo facevano loro.
Sono proprio vecchia dentro.
Vecchia e malinconica.