31/03/13

GIORNO 158: New house

Finalmente l' ennesimo trasloco è finito.

FINALLY.

E se tutto va come deve andare è l' ultimo...

Ola, la nostra coinquilina, è decisamente adorabile.

E la casa allo stesso modo.

Abbiamo finalmente la tv, lettore blu ray, dvd, wii e play station.

E addirittura le chiamate gratis verso tutta Europa!

Ieri sera mia madre credo che si sia presa un mezzo infarto quando l' ho chiamata.

Della serie: 'Sei in fin di vita o cosa? Perchè mi stai chiamando?'

Ci vorranno un po' di giorni per sistemare tutto bene, ma l' importante è che mi senta sistemata io.

L' altra casa non era una casa, non aveva niente a che vedere con l' idea di casa e l' unica cosa che volevo era cercare con tutte le mie forze di starci il meno possibile.

Ho paura che qui succeda il contrario.

Con tutti questi confort la mia vita sociale, già tremenda, smetterà di esistere.

Per ora mi godo un pò di serio relax, ne avevo bisogno.




29/03/13

GIORNO 157: KOKO

Ieri giorno OFF per modo di dire.

Quando vado a lavorare mi stanco la metà.

Per la camera nuova serve assolutamente un armadio e visto che non abbiamo molto tempo l' unica soluzione era andare e prenderselo.

Ovvio, a casa non ci sarebbe voluto nulla.

Mamma portami qui, papi andiamo là, chiedo a qualche mio amico con la macchina.

Non mi sarei mai immaginata di andare a comprare un armadio a piedi, ma anche questo è Londra.

E grazie al cielo sono in un fantastico periodo buon umore.

Volevo andare all' Ikea, ma sono tutti lontanissimi da casa mia, quindi mi sono accontentata di Argos.

Per 35 sterle mi hanno venduto un bell' armadio di ferro.

Così con i miei bei sei chili di armadio in testa sono tornata a casa camminando per i quartieri malfamati di South London.

La prima frase delle istruzioni era: 'Per il primo stage sarebbe meglio farsi aiutare da qualcuno'.

Ero da sola in casa.

Alla faccia delle istruzioni l' ho montato tutto da sola in mezzora, ma devo ammettere che fosse davvero semplice.

Ora che il problema armadio era risolto potevo concentrarmi sulla mia serata.

E che serata.

Vitalic, Yuksek, Etienne de Crecy, Kap Bambino, Dragonette, Goose al KOKO.

Prima di tutto, il KOKO.

Un vecchio teatro diventato da un pò di anni un club.

Però fisicamente è in tutto e per tutto un teatro.

Platea, palchi, moquette, splendido.

Impianto luci e audio serissimo.

E poi va bè con degli ospiti del genere la serata non può che diventare maggica con due G.

Davvero tutti fantastici.

Sei star internazionali in un club unico nel suo genere a Londra per quindici sterline.

Se penso a quanto costa andare a ballare in Italia mi viene male.

Ci credo che sono arrivata alla fine esausta.

Sono uscita di casa alle otto o mezza per tornare alle sei e mezza con gli uccellini che cantavano.


Camminare sperduti in una delle chissà quante 'zone industriali' londinesi.
 Finally Argos.

 

Ok. Sono andata a comprare un armadio a piedi. 
Il più è fatto. 


Benvenuto tesoro! 
Peccato sia già pieno e l' altra metà dei vestiti devono ancora arrivare.


Non si può bere alcolici per strada, però in un bicchiere del Mc chi viene a controllarti!


Vi presento il KOKO.


Mari <3


Ciao siamo trash.


Ciao siamo trash.



Mari and Margot.


Love this pic.


KOKO


 

KOKO's people.



 Margot <3



Se chiudono i Kap Bambino mi sembra anche scontato fare chiusura.
Show divino.

  
 
Ok. Serata finita. Si accendono le luci.
'Pelle andiamo a chiedere un autografo ai Kap Bambino?'
'Si, ti prego, li ho adorati'

...no, aspetta Mari.
Ma hai presente che eri in ritardo di mezzora? Allora sono andata al Mc perchè stavo congelando.
E ho realizzato solo adesso che i tipi che erano seduti nel mio tavolo erano loro.
Scoprirlo solo ora. 
La beffa.


E poi esci dal negozietto dei pakistani post serata e te li trovi davanti.
 Drogati, marci, spettinati, svestiti, ma vi adoro.
Epico <3
 
 


 
 

 
 
 
 
 

 
 









28/03/13

GIORNO 156: happiness

Ieri ero proprio felice.

Quelle mattine che ti svegli e nonostante sia mattina parte già bene.

Ma senza un motivo.

Non le capirò mai ste cose.

Al lavoro mancavano tutti i miei più amiconi, ma nonostante questo ci siamo divertiti un sacco.

Anche i clienti ci hanno aiutato.

Perchè c'è poco da fare i clienti sono una grossa parte del tuo lavoro.

Il mio capo dice sempre 'Customer is WHY'

Cosa significa?

I clienti sono il perchè.

Sono il perchè noi siamo qui, il perchè noi lavoriamo, il perchè a fine mese riceviamo dei soldi, il perchè con questi soldi abbiamo una vita, sono il perchè di tutto.

Ieri nessuno ha rotto le scatole e anzi ce ne sono stati un paio davvero simpatici.

Una nonnetta che con gli anni aveva perso anche qualche sinapsi ci voleva convincere ad aprire un negozio dove abita lei a Bournemouth.

E' sul mare ragazzi, è fantastico!

Io e la mia collega le abbiamo detto che se ci dava una casa bella ci andavamo.

Era contentissima, però ha voluto anche aspettare che tornasse il manager per assicurarsi anche con lui.

Gli ha detto che è molto stanco, am che una volta sistemato questo store se ne può parlare.

Alla fine quando è uscita era proprio contenta e anche noi insieme al manager ci siamo fatti una grande risata.

Finito di lavorare ho anche scoperto che di fianco al caffè c'è Morrisons, la catena super cheap dove vado a fare sempre spesa.

E proprio perchè ero baciata dalla fortuna c'erano tutte le cose che volevo ancora più scontate.
 
Sul treno ero così soddisfatta che pensavo: 'Devo muovermi ad arrivare a casa e dormire subito perchè lo so che se sto sveglia succede qualcosa di brutto'.

Va tutto troppo bene per essere vero.

Il brutto di queste giornate è che sei così felice che non tolleri la gente triste.

Perchè si è tristi quando si può essere felici?

E soprattutto non tolleri te stessa versione triste.

Perchè poi non è che avessi tutti sti motivi per essere di buon umore, era a caso.

La vita mi sorrideva e per una volta non era una paresi.

GIORNO 155: Spring, wtf with u?

Ormai ho perso le speranze.

Sono settimane che mi alzo sperando di essere baciata da un raggio di sole.

E invece mi sveglio sempre con l' Emma appiccicata che congela dal freddo.

Ok la casa è fredda, è vero, ma sto tempo non aiuta.

Non voglio essere volgare però dove cacchio è la primavera?

Faceva meno freddo a Dicembre che ora.

Sto iniziando ad averne abbastanza.

Poi in più io continuo a lasciare la testa in un posto e andare dall' altra parte e finisco sempre in fantastiche avventure.

Ieri alle quattro quando ho preso il break al lavoro mi sono accorta di non avere il portafogli.

Da vera paranoica ho pensato subito di averlo perso.

Mi immaginavo già la carta di credito svuotata e me all' ambasciata a chiedere una nuova carta d' identità.

Evviva la vita.

Poi posso essere così geniale da tenerci le chiavi di casa?

E posso avere così culo che è l' unica sera che Emma finisce a un orario improbabile?

Eh niente, andiamo allo yatch di Emma a prendere le chiavi.

Lavorare su uno yatch sul Tamigi in pieno centro Londra ha anche le sue sfortune: il bus si ferma da tutt'altra parte.

Devi farti tutto il Waterloo Bridge.

Tra l' ansia di tornare a casa e il freddo all' andata me la sono fatta tutta di corsa.

Con il mio bello zainetto, molto Londoner.

Al ritorno mi sono goduta il panorama.

Non so che cos'è che amo del Tamigi.

Forse solo adoro l' idea che ci sia un fiume, perchè nella mia città non c'è.

Chi lo sa.

Però che sia di giorno o di notte, che sia a piedi o con l' autobus, che sia a Westiminster o a Kingston, i due minuti in cui attraverso il fiume mi lasciano sempre un pò così.

Lo stupore di una bambina negli occhi di una diciannovenne.




26/03/13

GIORNO 154: changes

Ieri al lavoro mi sono guardata intorno e l' unica cosa che ho pensato è stata: 'Ma quanto è cambiato dall' inizio?'

Si perchè I miei capi hanno aperto non appena tutto fosse a norma nonostante le cose non fossero ultimate.

A quasi due mesi dall' apertura ogni tanto vengono ancora gli elettricisti, gli idraulici, i muratori a fare nuove modifiche.

Nuove mensole, nuovi utensili, nuove regole.

E pian piano che aggiungiamo le cose non riesco più a immaginare com'era prima.

Come la home di facebook, chi se la ricorda com'era quando ci siamo iscritti?

E soprattutto coma la vita.

E' troppo difficile pensare a com'eravamo una volta...

Siamo così diversi che non ci riconosciamo nemmeno in quelle persone.

Oddio ma com'ero vestita?

Oddio ma cosa scrivevo?

Oddio ma tutti quegli smile?

Ma l' unico modo per continuare a migliorare noi stessi è sempre ricordare com'eravamo.

E se siamo riusciti a cambiare così tanto da non riconoscerci più, vuol dire che potremo farlo ancora.

Perchè arriverà sempre un momento dove smetteremo di piacerci e via, da capo...

Finchè saremo capaci di cambiare noi stessi, potremo cambiare qualsiasi cosa.


GIORNO 153: Carpe diem

“Cogli l’attimo, cogli la rosa quand’è il momento”. Perché il poeta usa questi versi? Perché siamo cibo per i vermi, ragazzi. Perché, strano a dirsi, ognuno di noi in questa stanza un giorno smetterà di respirare: diventerà freddo e morirà. Adesso avvicinatevi tutti, e guardate questi visi del passato: li avrete visti mille volte, ma non credo che li abbiate mai guardati. Non sono molto diversi da voi, vero? Stesso taglio di capelli… pieni di ormoni come voi… e invincibili, come vi sentite voi… Il mondo è la loro ostrica, pensano di esser destinati a grandi cose come molti di voi. I loro occhi sono pieni di speranza: proprio come i vostri. Avranno atteso finché non è stato troppo tardi per realizzare almeno un briciolo del loro potenziale? Perché vedete, questi ragazzi ora sono concime per i fiori. Ma se ascoltate con attenzione li sentirete bisbigliare il loro monito. Coraggio, accostatevi! Ascoltate! Sentite? “Carpe”, “Carpe diem”, “Cogliete l’attimo, ragazzi”, “Rendete straordinaria la vostra vita”!

In una pigra domenica sera dopo il lavoro io e Emma ci siamo guardate l' attimo fuggente.

Lei non l' aveva mai visto.

Come si fa?

Va bè, sempre detto che è strana.

Nonostante io l' avessi già visto mille volte non è mai troppo per pensarci un pò su.

Il tempo che passa.

Non ci avevo mai pensato tanto e così profondamente come quest anno.

Sarà l' influenza di David e della sua malinconia per gli anni andati o sarò forse anche solo io.

Il punto è che fino al liceo crescere è una figata.

Vorresti sempre essere più grande.

Quando sei alle medie vorresti fare quello che I tuoi amici fanno al liceo.

Quando poi arrivi al liceo vorresti fare quello che fanno al triennio.

E' tutto un migliorare.

Sei sempre più indipendente, sempre più libero, sempre più tu.

Quando sei in terza liceo non pensi a cosa c'è dopo, perchè è automatico, dopo la terza c'è la quarta.

C'era sempre qualcosa dopo...

E non ci pensavi che stavi crescendo e il tempo passava veloce.

E poi se inizi l' università magari è lo stesso, perchè ci sei dentro, non riesci a immaginare un dopo, pensi solo alla fine dell' università, quello è il tuo traguardo.

Per questo ho deciso di prendermi un anno sabbatico, perchè in un anno sabbatico non hai traguardi, non hai partenze e arrivi, ogni giorno è una cosa a sè.

E' un esperienza strana, a volte bella e a volte no.

Però credo che sia bello nella vita prendersi un anno o comunque un arco di tempo totalmente differente da tutto il resto.

Gap year.

Adoro il modo inglese di dirlo.

Gap è l' intervallo, ma è anche il buco, il vuoto.

L' anno sabbatico è la cosa vuota più piena che ci sia.

Perchè a volte l' unico modo per capire davvero quel' è la strada da percorrere è fermarsi un pò al bivio a distrarsi.

E' come quando perdi una cosa e ti ostini a cercarla senza sosta.

Guardi negli stessi posti milioni di volte perchè in quel momento vedi solo quelli.

E non la trovi.

E ti arrabbi.

Poi finisci per fare altro e quando meno te l' aspetti la trovi o ti viene in mente dove l' avevi messa.

Io ho colto l' attimo giusto per fare la cosa giusta.

25/03/13

GIORNO 152: Into the wild

Con questo weekend finisce la favola dei giorni off nei fine settimana.

Si lavora sia sabato che domenica.

Doppio sbattimento: non puoi uscire quando gli altri lo fanno e lavori anche di più, perchè il sabato e la domenica sono troppo più pieni degli altri giorni.

Ieri grazie al cielo non è stato così mortale.

Mi è capitato ancora di parlare con David.

L' unica persona che ancora non ho capito.

Più o meno tutti hanno la propria scatola, le loro caratteristiche.

E ho capito se mi piacciono o no.

Lui è troppo enigmatico.

Un minuto ci parli da persona seria e quello dopo ti tratta con sufficienza come se fosse il principe azzurro.

Che oddio, fisicamente potrebbe anche assomigliarci.

Alla fine lui in quanto a esperienza è quello più vicino a me.

Ha ventuno anni, polacco ed è qui per un anno di erasmus.

Gli altri bene o male sono già laureati oppure non lo sono proprio perchè così hanno deciso.

Noi siamo ancora nella fase: 'Vediamo cosa succederà...'

Nella fase 'I sogni sono ancora nel cassetto pronti a saltar fuori come il coniglio del prestigiatore con conseguente applauso della folla'.

Quando parliamo finiamo sempre per raccontarci di tutto e di più.

Ieri non so come l' argomento era 'Into the wild'.

Alla fine viviamo anche noi un pò nel selvaggio, un selvaggio opposto a quello di Supertramp, ma secondo me con molti punti in comune.

Invece del grande ghiaccio, la grande metropoli.

Invece delle piante velenose, I capi che non ti pagano.

Invece della solitudine in mezzo al niente, la solitudine in mezzo al tutto.

Supertramp è scappato dalla società in generale, noi siamo scappati dalla nostra piccola società, la nostra piccola città.

Fondamentalmente perchè si sentiva oppresso dai paletti che una società come la nostra gli imponeva.

Con questo non voglio dire che mangiamo le bacche a Londra, ma anche qui lottiamo per la nostra sopravvivenza.

Il nostro discorso David l' ha concluso dicendo: 'Te la ricordi la fine?'

Non il fatto che muore, ma quello che dice...

La morale.

Alla fine non è possibile scappare dalla società, per quanto lontano e da soli scappiamo.

Siamo uomini ed è nella nostra natura convivere con altri uomini.

Per cui tanto vale farlo nel modo più sereno e pacifico possibile.

Amen.

24/03/13

GIORNO 151: (hair)cut

Svegliarsi in una casa vuota.

Di quelle casette bianche tutte uguali di cui Londra è piena.

Salotto, bagno, camera, tutto per me.

Mi sono sentita un pò Kevin McCallister che si sveglia e I suoi genitori non ci sono e I suoi fratelli non ci sono e inizia la pacchia.

In realtà mi ero solo fermata a dormire a casa di Mina dopo la cena.

Non c'era il proprietario di casa quindi proprio zero problemi.

Non ero psicologicamente pronta ad affrontare il freddo e il vento londinese dopo un piatto di spaghetti al pomodoro.

Al mattino quando mi sono alzata lei era già a lavorare e io dovevo trovare qualcosa per rendere diverso il mio giorno off.

Prima di tutto mi sono goduta una bella passeggiata per il quartiere che a metà del mattino gode di quella tranquillità fuori dallo spazio e dal tempo.

Quelle tranquillità che ogni persona che vive in una metropoli ogni tanto sente il bisogno di provare.

Respirare il silenzio.

Insomma giorno off, completa solitudine, solita voglia di cambiamento che ti prende in una pigra mattinata londinese.

Cosa c'è di meglio che iniziare dai capelli?

Me ne vado a Soho e mi taglio i capelli, che problema c'è?

Per la prima volta nella mia vita non volevo proprio ascoltare niente e nessuno.

Taglio netto in tutti i sensi.

"Chi rifiuta il cambiamento è un vero e proprio architetto della decadenza e del disfacimento. La sola istituzione umana che può rigettare il progresso è il cimitero"Ma quando ci vuole ci vuole.



Ciao, vi presento la casa in cui ho dormito.


Victoria, my sweet love.


Anche i seminterrati qui hanno le finestre.
 Il genio inglese.


@Victoria 


Benvenuta nel mio mondo, frangetta.
Now I'm just somebody thai I used to know.





23/03/13

GIORNO 150: routine

In questo momento ho raggiunto tipo uno stato di pace interiore.

Ho raggiunto una routine.

Che può essere la cosa più fastidiosa e bella del mondo.

In tanti la snobbano però alla fine dopo un pò finisci per averne bisogno.

Erano ormai cinque mesi che vagavo per Londra senza casa nè meta.

Tra qualche giorno avremo la nostra ultima casa e posso dire di avere un lavoro definitivo.

Stessa storia, stesso posto, stesso tram, potrei dire.

Non dico che i mesi precedenti siano stati un inferno, affatto.

Mi sono anche divertita per carità.

Però arriva il momento dove dici 'Ok, fermi un attimo, sono stanca'.

Sarà che ora che è partito David non avrò nemmeno più una vita sociale, ma per quanto mi mancherà, credo che mi farà bene questo mese di relax.

Nel frattempo sto diventando sempre più amica con I miei colleghi.

Ieri sera dopo il lavoro sono andata di nuovo a mangiare da Mina.

Alla fine tra una cosa e l' altra finiamo sempre di mangiare alle undici quindi non ci resta molto da fare.

Ci siamo messe a ripensare a quanto tutto sia cambiato in questo mese e mezzo.

Il lavoro, la nostra vita a prescindere dal lavoro, gli amici.

E inevitabilmente siamo finite a parlare delle nostre prime impressioni sugli altri.

E' assurdo come io non ci becchi una volta con le prime impressioni.

Sarà anche per questo che negli anni ci ho sempre dato meno peso.

Sono passata alla teoria: 'Mi sono tutti simpatici finchè non fanno qualcosa per il quale non lo sono più.'

E credo che è quello che dovrebbero fare tutti.

Non so quante persone in diciannove anni di vita mi hanno detto: 'Cavoli mi stavi troppo su all' inizio, poi ti ho conosciuto!'

(Che fondamentalmente non ha un cacchio di senso)

Londra ti insegna anche questo.

Poche parole e molti fatti.

Se penso che ieri sera dopo cena sono uscita per una sigaretta totalmente in pigiama in uno dei quartieri più posh di Londra capisco quanto sia cambiata.

Macchisenefrega di quello che pensano gli altri!

E soprattutto cosa frega a loro di quello che pensi tu!

Non è menefreghismo, è solo risparmio di paranoie e complessi mentali inutili.

Credo che tutti i medici dovrebbero prescrivere agli abitanti delle piccole città un qualche mese di vita in una metropoli.


@Mina's house



Spaghetti e pomodorini.


E per la prima volta nella mia vita a diciannove anni: Miiiiiisss Insalata!










22/03/13

GIORNO 149: honesty

Che io lo voglia o no Londra continua a regalarmi giornate indimenticabili.

Nel bene e nel male.

Ma sono tutte esperienze di vita.

Prendo e incasso.

A volte siamo troppo pessimisti per guardare oltre alle cose in sè.

Succede una cosa brutta e vediamo solo il brutto in tutta la situazione.

Dagli errori non si fa altro che imparare.

Qua a Londra ho speso tanti soldi e tempo per poi scoprire che esisteva una via più veloce o più economica.

Ho speso tanto tempo facendo cose per poi scoprire che ce n'erano altre di migliori.

La paura ha la capacità di distorcere le cose che vediamo, ma quello che ci può sembrare un ostacolo può rivelarsi invece un'opportunità.

Il trucco è avere fiducia in se stessi e non mollare.

Anche oggi ho avuto la mia bella dose di vita quotidiana londinese.

Da domani sono pronta a ricominciare.

Pagherò le conseguenze e accantonerò anche questa, come tutte le altre volte.

La lezione del giorno è stata: l' onestà vince sempre.

Ci sarà sempre qualcuno capace di perdonarti se ti mostrerai corretto nei suoi confronti.

Siamo tutti umani del resto e ognuno ha le sue debolezze.



Svenire su un autobus mi mancava nella mia vita.

21/03/13

GIORNO 148: father's day

Ieri sono state due le cose che mi hanno 'cambiato' la giornata.

Primo.

Tornando da lavorare avevo il laccio dello zaino che penzolava per terra e nel tratto stazione-casa mi hanno fermato in tre per dirmelo.

Uno addirittura mi è corso dietro urlando 'Excuse meeeee'.

Bo magari può sembrare una cavolata, ma io ci sono rimasta.

C'è in Italia vige la legge del 'Fatti gli affari tuoi e fregatene del resto', qui anche per una cosa del genere hai il mondo che ti aiuta.

Ora che ci penso una volta uno mi aveva fermato per dirmi che avevo le scarpe slacciate.

Nemmeno mia madre quando ero piccola mi diceva che avevo le scarpe slacciate.

In inghilterra c'è una cura della sicurezza e dell' attenzione straordinaria.

Anche al lavoro dobbiamo sostenere un corso e alla fine un esame sulla sicurezza.

Agenti chimici, prodotti, macchine, azioni in genere.

Tutto quello che facciamo deve essere il più sicuro possibile.

Ieri mi sono fatta un taglio sulla schiena contro lo spigolo del lavandino I miei capi credevano che morissi da lì a due minuti.

Non trovavano la cassettina di sicurezza con il disinfettante e avevano la frenesia dei rianimatori che hanno di fronte il paziente con I minuti contati.

Ma per quanto riguarda la sicurezza è sempre meglio abbondare che deficiere.

Che dire?

Inghilterra, altro punto a tuo favore.

L' altro episodio che mi ha fatto riflettere non mi riguarda in prima persona, ma fa parte della vita di Emma, la mia coinquilina.

Ieri era al parco con un suo amico e un uomo vestito da militare si è avvicinato chiedendo una sigaretta.

Gli ha ringraziati dicendogli che gli avevano cambiato la vita.

E continuava a borbottare cose senza un grande senso.

Delle cose che ha detto poche sono riuscite davvero a capire.

La prima è che cercava la sua fidanzata.

La seconda è stata: 'Non fate mai la guerra, è terribile.'

Dopo aver visto Regeneration credevo che le psicopatologie da guerra erano una cosa abbandonata alla prima guerra mondiale.

E' ovvio che non è così.

Non voglio fare la moralista della situazione, ma mi capita spesso di dimenticarmi della guerra.

A Londra poi hai così tante cose da fare e così poco tempo per farle che finisci per chiuderti nel tuo mondo-Londra e tutto si conclude lì.

Proprio l' altro giorno io e David pensavamo a come sarebbe la nostra vita se I nostri genitori morissero.

Era uno di quei pensieri così, che ti prendono in una pigra domenica pomeriggio.

Ma proprio ieri, in quello che era il giorno del papà, ho pensato che per molti bambini o ragazzi, questo è un pensiero ricorrente.

Il prossimo mese mio padre tornerà a casa o non lo rivedrò mai più?

La nostra è un' età strana.

Siamo troppo grandi per essere trattati da bambini dai nostri genitori, ma siamo troppo piccoli per avere una vita totalmente nostra.

Dipendiamo dai nostri genitori seppure ci piacerebbe non farlo, ma non abbiamo alternative.

E anche se sento che sto crescendo quando parlo con I miei genitori sono sempre quella bambina di una volta e amerò per sempre questa sensazione.

E credo che ogni figlio della terra ne abbia bisogno nella sua vita.

Ci sono milioni di modi per cui un figlio può perdere un padre sarebbe bello poter evitare I più inutili.

Auguri papà.

20/03/13

GIORNO 147: the day after


Ci sono giorni in cui a lavorare ci si va più volentieri di altri.

Ma questa è una cosa che capita a tutti direi.

Il giorno in cui c'è il collega simpatico, il giorno in cui sai che ci sarà un casino assurdo.

Ieri credo sia stato il giorno in cui ci sono andata meno volentieri in assoluto.

Lasciare David a casa da solo in compagnia dei suoi problemi gastrici mi è pesato un sacco.

Ma dopo dieci ore quando sono tornata a casa era ancora lì dove l' avevo lasciato.

La novità è che Emma era tornata dall' Italia.

Nonostante sia la mia compagna di stanza non avevo idea di quando tornasse.

Con la memoria non ce la posso fare.

Meno male che a lavorare faccio sempre gli stessi orari sennò ogni giorno arriverei nel momento sbagliato.

In ogni modo David che mentre uscivo mi aveva chiesto una cicca per il ritorno, quando sono tornata a casa era ancora lì con le sue cicche in tasca.

Alla fine abbiamo dormito tutti e tre assieme.

Morale di tutta questa esperienza?

Mi attacco sempre un sacco alle persone.

Da stare male quando stanno male e da stare bene quando stanno bene.

Ma del resto o le cose si fanno fino in fondo o non si fanno proprio.

Io sono per ora e non per domani, sono per un si o per un no, mai per un forse, sono per nero o bianco, non per tutte le sfumature di grigio che ci sono in mezzo.

Lo sono sempre stata e cercherò con tutte le forze di non farmi cambiare, da nessuna esperienza che la vita mi arriverà a proporre.



Le bottiglie di vino di fianco al letto rendono l' idea del disagio in cui versano le nostre vite.



La carta igienica sempre presente, lì, vigile sulle nostre vite.

19/03/13

GIORNO 146: fabric?

Continua ancora la serie: giorni off nel weekend.

Questa settimana ha vinto domenica.

Il caso voleva che fosse anche San Patrizio e infatti l' idea era di vedere la parata in centro.

Mi sono alzata con nonchalance alle dieci e mia nonna era già a casa mia (in italia) pronta a chiamarmi su skype.

Mannaggia al fatto che gli anziani sono mattinieri.

Io mi sa che mi sveglierò per pranzo anche quando avrò settant' anni e la mia unica attività sarà la briscola o I pettegolezzi.

Comunque alla fine tra una cavolata e l' altra è finita anche la mia mattina.

Era una vita che non sentivo mia nonna, mio zio e le mie sorelle ed era proprio ora di un aggiornamento.

Il programma della giornata era senza dubbio lo shopping.

I tempi cambiano, la città e gli amici anche, ma io che accompagno I miei amici maschi a fare shopping è una certezza.

L' armadio di David chiede un rinnovamento più che immediato.

E come al solito ci siamo persi a comprare della roba trash da Primark e non abbiamo concluso nulla di serio.

Se fosse già morta potrei dire Carla Gozzi si sta rivoltando nella tomba.

Non è colpa mia, ma le t-shirt anni novanta di primark creano dipendenza.

E in più aggiungi il fattore tempo.

Londra città super piena di tutto e tutti, dove puoi fare quello che vuoi quando vuoi, alla domenica alle sei tassativamente muore.

E' incredibile e ancora faccio fatica a realizzarlo.

Ma non sia mai, negozi, pub, supermercati, roba varia, tutto chiuso.

La gente si rintana in casa e ciao ciao.

Finita la pacchia.

Poi la direzine di primark non aiuta.

Iniziano alle cinque e mezza a dirti che chiuderanno alle sei e te lo ricordano ogni cinque minuti.

Chiuderemo in venticinque minuti.

Chiuderemo in venti minuti.

Chiuderemo in quindici minuti.

BASTA!!!

Devo riuscire a scegliermi e non mi stai aiutando, taci.

Così alle sei, nel bel mezzo del pomeriggio cosa fai?

Niente, andiamo a casa e ci riposiamo un pò.

Quella che stava arrivando doveva essere una serata epica, la nostra prima volta al fabric.

Invece è stata la notte più lunga e più fredda di tutta la mia vita.

Quello che è successo al fabric resta al fabric e non ho bisogno di scriverlo sul diario per ricordarmelo per sempre.

Nel mio giorno di San Patrizio è successo tutto quello che non doveva succedere e tutto quello che doveva non è successo.

Compreso che non abbiamo visto nè la parata nè il mercatino.

L' unico ricordo di San Patrizio era un cappello della Guinness che avevo barattato con una barbona lì davanti, ma è rimasto al fabric, insieme alla nostra dignità.




 Forever love per questa t-shirt.


Spacciatore cubano a Miami nell' '87in un telefilm trash.


Messicano che raccoglie il caffè.


Nel nostro mondo di incertezze una cosa è sicura. 
Il karma esiste e noi ne siamo vittime.


Ciao siamo due tredicenni negli anni novanta.





 




17/03/13

GIORNO 145: Europe

Andare a scuola in hangover chissà quante volte l' abbia fatto.

Andare a lavorare è tutto un altro discorso.

Traumatico.

Ma del resto quando lavoro il weekend non ci sono altrnative.

Le serate belle sono tutte il fine settimana.

Finalmente ho anche rivisto David, il mio collega che fa il part time e lo vedo solo nel fine settimana.

Abbiamo chiacchierato un pò e mi ha traumatizzata.

Nonostante faccia il part time in una settimana guadagna di più di quello che i suoi genitori messi insieme guadagnano in un mese.

Guadagniamo tanto noi? No, prendiamo il minimo per legge.

Guadagnano poco i suoi? No.

Il problema è che è polacco e lo zloty, la moneta polacca, non vale nulla.

Il cambio con la sterline è 1 a 5.

Ora, i suoi genitori non fanno una brutta vita in Polonia perchè il costo delle cose è proporzionale ai guadagni, ma ogni scambio con l' estero risulta impossibile.

Vorrei ricordare a tutti coloro che hanno votato Grillo che proponeva l' uscita dall' euro.

Le persone non si rendono conto che se abbandonassimo la moneta unica la nostra finirebbe per non valere nulla.

Della serie andiamo a comprare il pane con la carriola piena di soldi come la Germania nel dopo guerra.

Io non sono un' economista e ne so davvero poco di queste cose.

Però da expat quale sono so che l' Italia e gli italiani hanno bisogno dell' Europa.

Hanno bisogno di viaggiare per imparare dal resto del mondo.

E solo restando nell' euro gli italiani possono ancora permettersi di viaggiare.

Mi sento di condividere in pieno questa frase di Matteo Renzi.

"Come se non bastasse - diciamola tutta - per la prima volta un Paese europeista come l'Italia vede affiorare un voto antieuropeo, che è un fatto molto pericoloso di cui anche i commentatori si sono occupati poco. Qualcuno inizia a credere al fatto che i problemi italiani derivano dall'eccesso di Europa nella nostra vita quotidiana quando in realtà è vero il contrario: c'è poca Europa, non troppa Europa."

GIORNO 144: Red Nose Day

Direi che il nostro rapporto controverso amore-odio con l' Hippodrome ieri sera è finito.

Come al solito venerdì musica trash come solo Londra può offrire.

La serata in sè non è stata male.

Continua il solito gioco di me e David 'Indovina l' orientale' in cui proviamo ad indovinare la
 nazionalità dei nostri amici con gli occhi a mandorla.

Diciamo che lui indovina e io sparo a caso.

Ma comunque finiamo sempre per farci un sacco di amici.

Dico che non ci torneremo più per come ci ha trattato il personale.

Il popolo del please in ogni frase, del sorry contagioso, il popolo delle buone maniere ieri sera è stata una grande delusione.

Alla cloakroom hanno fatto un casino con le giacche e non volevano ridarcele.

'Dovete aspettare che se ne vadano tutti'.

Ah va bene.

Esco un attimo e non mi vogliono far rientrare solo perchè il locale è 'chiuso'.

Si ho capito, ma devo sempre aspettare che escano tutti per riavere la giacca e non vorrei prendere la bronco visto che domani lavoro.

Poi Valentina nel casino dell' uscita perde il portafoglio e qual'è la reazione della ragazza all' entrata.

Riderle in faccia dicendo 'Piangi per farti compatire'.

No va bè hai chiuso l' educazione in un sacchetto e l' hai buttata nel Tamigi.

Locale bello e grande, ma quando succedono queste cose viene davvero voglia di non tornarci più.

Se nelle foto indossiamo il naso rosso non è percgè eravamo troppo ubriachi o avevamo assunto chissà quale tipo di droga semplicemente nel Regno Unito ieri era il Red Nose Day.

Praticamente la versione inglese del nostro Telethon.

Maratona televisiva per raccogliere fondi a favore dei bambini.

Il naso rosso ti viene regalato in molti negozi in cambio di una donazione.

Nel 1988 quando tutto questo è iniziato si trattava di un semplice naso rosso da clown.

Ora ogni anno il naso prende forme e caratteristiche diverse pur mantenendo il rosso come punto in comune.

Quest' anno erano le tre versioni tra cui si poteva scegliere, tutte a tema Dinosauri.

Io non avevo fatto in tempo a prendere il mio, ma Alex, un mio collega, mi ha dato uno dei suoi.

Peccato solo che l' abbia perso nel club da qualche parte in the middle of nowhere.

'Meet the diNOSEaurs!'

 

 Friendz.




Amico orientale numero 1.

 
La vedi quella? 
No cos'è? 
La tua dignità che se ne sta andando.



E voi chi siete? Perchè non siete orientali?


Amica orientale numero 2 con Florence.


<3




Amico orientale numero 3.


Amica orientale numero 4.


Sto qui mi ha fatto la stessa domanda tipo cinque volte e io ho tutte le volte gli ho risposto 'WHAAAAT?'.
 Tuttora non so cosa mi avesse chiesto.


Amici di non so quale posto del mondo.


Se redbull ti mette le ali il vino del discount a 3 sterle cosa fa?


Amici per la corda.