28/02/13

GIORNO 128: Magic Victoria

Ieri sera dopo il lavoro Mina, la mia collega, mi ha invitato a casa sua a cena.

Entrando, ho provato una sensazione strana, nuova, la sensazione di casa.

Sarà una cavolata e probabilmente molti di voi non riusciranno nemmeno a capire.

Ma da quando sono qui ho perso la sensazione di stabilità che solo 'casa' può darti.

Tutti i posti in cui sono stata, le case in cui ho vissuto o quelle in cui ho semplicemente dormito o fatto una festa è come se all' entrata avessero scritto: 'siamo di passaggio'.

Valigie in giro, non troppo arredate, non troppo personali, non troppo casa.

Del resto siamo tutti di passaggio.

Per restare, per ripartire di nuovo o per non avere le idee chiare, ma per nessuno Londra è casa.

A volte è frustrante, ma in realtà è divertente.

Nessuna routine, nessuna sicurezza, niente cinture di sicurezza allacciate.

Solo fare, correre, parlare, dormire, mangiare, bere, uscire, rientrare, scappare, tornare, pianger,e urlare, vivere.

Per un giorno, un mese o un anno.

Questa è la mia realtà.

Poi ogni tanto mi capita di mettere la testa fuori dal mio guscio di diciannovenne disagiata e scopro nuove realtà.

Mina è originaria di Napoli, ha 42 anni e una figlia in Italia che è più grande di me.

E' arrivata a Londra praticamente un anno esatto prima di me.

Affitta una delle due camere di questa piccola casetta a Victoria.

A parte che la zona è fantastica e tranquilla in modo irreale.

Passeggiando per quelle strade con le casettine bianche tutte uguali ho raggiunto un senso di pace interiore assurdo.

E tornando alla casa il suo coinquilino ci vive da dieci anni per cui è una casa casa.

Un arredamento fantastico, un bel soggiorno con un divano e addirittura una tv che ieri era fantasticamente sintonizzata sui canali italiani e mi sono anche beccata un bel talk show post elezioni.

Insomma amica italiana, cibo italiano, tv italiana: come sentirsi a casa in un posto dopo dieci minuti che sei arrivato.

Anche questa è un' altra delle magie di Londra.


42 anni e non sentirli.


Posso prendere un cioccolatino? 
 




GIORNO 127: we grow, grow, older still

Ieri per la prima volta ho fatto il turno del mattino.

Dalle 8 alle 16.

Stranissimo svegliarsi alle sei, svegliarsi con Londra che si sveglia.

Passare a comprare il pane e poi di corsa sul treno.

Che per una volta é pieno...

Pieno di tutti quelli che fanno i classici lavori d` ufficio.

E il bus pieno di ragazzi con la divisa che andavano a scuola...

Aaaah la scuola quanti ricordi.

Ed è assurdo come mi sembrino così lontani.

Ce ho fatto la maturità tipo sette mesi fa però mi sembra così lontano.

Forse solo perchè la mia vita è radicalmente da lì in poi.

A volte davvero mi sento invecchiata vent'anni in due mesi...

We grow, grow, steady as the morning
We grow, grow, older still
We grow, grow, happy as a new dawn
We grow, grow, older still
We grow, grow, steady as the flowers
We grow, grow, older still
We grow, grow, happy as a new dawn
We grow, grow, older still

Ma questo mi sa che l' avrò già detto un milione di volte.

Se qualcuno che legge il mio blog va ancora a scuola il mio unico consiglio è godetevela.

Non c'è motivo di lamentarsi.

Ogni cosa ha il suo tempo e a sedici anni è il tempo del liceo.

Vedere tutti quei liceali stamattina mi ha fatto tornare in mente quella sedicenne che ero, non so se fossi più serena o solo meno cosciente allora, ma di certo me la spassavo.

In ogni modo, come tutte le cose, nel bene o nel male rimarranno indimenticabili.

E come dice Ben Howard in questa canzone che è il mio nuove tormentone, 'sono venuto a sapere che i ricordi sono le cose migliori che io abbia mai avuto'.

Hot sand on toes, cold sand in sleeping bags,
I've come to know that memories
Were the best things you ever had
The summer shone beat down on bony backs
So far from home where the ocean stood
Down dust and pine cone tracks

We slept like dogs down by the fire side
Awoke to the fog where all around us
The bloom of summertime

We stood
Steady as the stars in the woods
So happy-hearted
And the warmth rang true inside these bones
As the old pine fell we sang
Just to bless the morning.

26/02/13

GIORNO 126: Election day

Il mio blog si chiama 'Diario di un' italiana a Londra'.

E per centoventicinque giorni ho parlato solo di Londra.

Lasciatemi parlare per un giorno di quello che è successo in Italia, del resto sono sempre un' italiana a Londra.

(Vi assicuro che qui invece oggi non è successo niente di particolarmente assurdo)

O meglio, quello che è successo lo sanno tutti.

E sicuramente quelli che leggono il mio blog dall' Italia anche meglio di me.

In questo momento sono felice di non avere la televisione e di non dovermi subire ore e ore di politici corrotti con le loro facce sporche che fanno le loro interviste post elezioni.

Prima di tutto devo ammettere che io questa campagna elettorale non l' ho seguita affatto.

Non per scelta e non per ignoranza o prigrizia ma purtroppo mi è mancato il tempo.

In queste ultime settimane avevo problemi più importanti da risolvere come non morire di fame e non dormire sotto un ponte per cui ho davvero tralasciato il discorso elezioni.

Probabilmente anche perchè tanto sapevo che non avrei potuto votare.

(Con la mia suprema intelligenza sono partita con la convinzione che mi bastava avere con me la tessera elettorale per votare anche dal Burundi, invece dovevo iscrivermi all' AIRE entro il 31 dicembre e con il culo che solo io posso avere l' ho scoperto a gennaio).

Con tanta tristezza ho passato quello che sarebbe stato il primo voto della mia vita.

Mi ricordo ancora quando andavo a votare con i miei genitori da piccola e volevo sempre sapere per chi votavano.

Non tanto perchè volevo diventare una di quelle persone che qualsiasi cosa succeda seguiranno sempre quello che dicono i propri genitori.

Ma sapere chi votavano mi faceva sentire un pò più grande, come se quei 'discorsi da grandi' fossero anche i miei, per un momento.

E adesso, adesso che sono 'grande' sono così confusa.

Perchè? Perchè Italia vuoi il tuo male?

Non so se sono arrabbiata, se sono delusa, se sono triste o forse se ho solo paura.

Non sono più i politici a farmi schifo, sono le persone.

Perchè non è Berlusconi a fare paura, sono le persone che lo votano, le persone che si sentono rappresentate da lui.

Con che coraggio torno in Italia?

Io che vivo in un paese dove a diciannove anni ho firmato un contratto a tempo indeterminato con possibilità di crescita, in un paese dove i treni passano ogni due minuti, dove il governo mi paga l' università e magari anche una casa, se davvero ne ho bisogno.

In un paese dove le tasse sono alte, ma le pagano tutti e sono fieri di pagarle.

Con che coraggio me ne vado?

A volte non vorrei essere nata in Italia.

Perchè ovvio il miocuore è lì, la mia famiglia, i miei amici di sempre sono lì ed è normale che abbia voglai di tornare a 'casa'.

Ma la casa che mi aspetta non è accogliente, non è duratura, non è aperta.

La casa che mi aspetta non promette niente ai giovani e a quanto pare nemmeno ai vecchi.

La casa che mi aspetta è una gabbia di matti dove i comici fanno i politici e i politici fanno i comici.

La casa che mi aspetta è così assurda che i siciliani votano il partito che vorrebbe che la Sicilia non fosse Italia.

La casa che mi aspetta è una casa vecchia, noiosa e sempre uguale.

E' una casa in cui non basta sbagliare una volta per capire le cose, ma nemmeno due o tre.

Mi piacerebbe davvero girare per Londra e dire fieramente 'sono italiana'.

E invece no.

Non mi sono mai vergognata di più che affermandolo il 25 febbraio.

Il 25 febbraio gli italiani hanno scritto una pessima pagina della storia del nostro paese.

Io sono emigrata (probabilmente non per sempre) ed è un' esperienza che consiglio a chiunque.

Non esiste niente di meglio che guardare al di fuori di sè stessi e delle proprie abitudini per scoprire i propri difetti.

Emigrare però non può essere una risoluzione di massa.

Non sono nè la patriottica nè quella che se ne frega.

Sono solo una dei tanti giovani che sta vedendo il proprio paese crollare sotto i suoi piedi e non ha altra alternativa che scappare.

 

Grazie Giorgio Gaber per queste cinque strofe di verità.


NO POPE 
NO GOVERNMENT 
NO POLICE CHIEF 
ENGLAND, WHO IS PUNK NOW?

GIORNO 125: Girls

Ieri mi sembrava così tanto lunedì che non ero così triste di andare a lavorare di domenica.

Proprio quei tipici giorni dove ti alzi con la convinzione che è un altro giorno e rimani fissata per tutto il giorno.

Al lavoro è stato il primo vero fallimento.

Abbiamo fondamentalmente tutti litigato con Fernando, un nostro collega.

Io poi in particolare.

Meglio.

Mi è servito per avere la certezza che a parte lui siamo un bel gruppo.

Come quasi tutte le domeniche londinesi I trasporti pubblici erano modificati.

Engineering work, sempre loro.

Chissà quant ingegneri assumerà il governo di sua maestà per tutti sti cavolo di lavoro.

Io come tutte le volte l' ho scoperto solo in stazione e sono arrivata bellamente in ritardo di mezzora, ma ho avvisato e I miei capi mi hanno semplicemente detto: 'Non ti preoccupare'.

Ah se non preoccupa voi.

Al ritorno ho dovuto prendere tre treni e un bus e in un' ora e mezza sono arrivata a casa, ma almeno ho condiviso il viaggio con Mina e Vera.

Le mie colleghe, rispettivamente l' italiana e la spagnola.

Etrambe adorabili.

Stiamo già dventando un sacco amiche e abbiamo già pianificato una cena assieme in settimana.

Continuano a ripetere che sono pazza e che faccio troppo ridere.

Non sono pazza semplicemente ho diciannove anni e prendo la vita con filosofia.

25/02/13

GIORNO 124: London-Maastritch

 Sabato off.

L' unica fra tutti e ovviamente tutti mi hanno odiata. (Odiata con amore, ovvio)

Per far cosa poi? Niente.

Mi sono alzata tardi e sono rimasta in coma per tutto il giorno.

Era una di quelle giornate in cui non ti svegli del tutto e passi tutto il tempo a cercare di dormicchiare ovunque, ma senza mai addormentarti veramente.

Ho provato ad addormentarmi sul bus, sul letto, per terra, ma niente da fare.

Era anche una di quelle giornate in cui ti viene la voglia improvvisa di cambiare qualcosa.

Le alternative erano: tatuaggio nuovo o taglio di capelli.

Ero troppo broke per entrambi, ma credo comunque di aver fatto qualcosa per me stessa.

Del resto non c'è niente di più bello che chiudere una porta.

Anche se dopo non si apre un portone.

Anche se è solo una porticina che cigola, anche se devi cambiarci la serratura, anche se è la porta di un garage o di uno scantinato con la puzza di muffa.

Quelle porte che dopo averle chiuse ci si appoggia un attimo contro e si fa un respiro di sollievo non si chiudono molto spesso nella vita, ma quando succede la sensazione che si prova è unica.

Tanto per completare il mio sabato fiacchezza off ho deciso di stare in casa la sera, del resto Emma lavorava.

E quando mi ero convinta di andare a dormire un certo Alex inizia a chiamare Emma su skype.

Cortesemente gli scrivo 'Emma non c'è, sono la sua coinquilina, appena torno le dirò che hai chiamato'.

Inizia a chiedermi chi sono, cosa faccio, blabla.

Dopo qualche minuto è partito il divertimento della serata.

Videochiamata Londra-Maastricht.

Francesca vs Alex, Nicolò e Matteo.

Più di un' ora di telefonata inrternazionale all' insegna del divertimento con questi tre perfetti sconosciuti.

Thank you guys, come si dice qui, you made my day.
 

Zuppettina Morrison Savers da 24 p credo di amarti.


Notare come la famiglia mi ami e anche se ho tempo di scrivergli solo una volta a settimana mi rispondono così.


Il vecchio e il nuovo da un bus 



Litigare con Emma su quale sia il London Bridge e quale il Tower Bridge.
E ho vinto io, come al solito @London Bridge



23/02/13

GIORNO 123: streets of love

Quando dico 'ora che ho finalmente comprato uno zainetto posso essere una vera londinese' non mi sbaglio di parecchio.

Colgo l' occasione per ringraziare il solito Primark best friend che mi ha regalato un fantastico zainetto alla modica cifra di 9 pounds e un grosso sorrisone da parte della tipa di colore al bancone.

(Chissà poi perchè le cassiere di primark sono sempre nere, perchè non cinesi o europee? Bo va bè non è questo che conta, ma ogni tanto me lo chiedo).

Uomini in giacca e cravatta o donne in tailleur e cappottino con lo zainetto da scalatori di montagne sono la norma qui.

Antiestetico? Sì, un pochino,

Ma del resto come dargli torto.

A Londra si fa l' orario continuato quindi ci si porta il panino, l' insalatona o il pranzo da casa.

A Londra si scende da un autobus e si sale su una metropolitana o si scende da un treno e si sale su una bicicletta.

A Londra si corre parecchio in generale.

E' molto comune anche vedere donne in vestitino e scarpe da ginnastica.

Antestetico? Ancora una volta sì.

Ma il punto è: ma chissene!

Dopo quattro mesi in cui ho girato con mille borse, tutte più o meno pesanti anche io sono passata al versante zainetto!

Per le scarpe da ginnastica non sono ancora pronta.

Ce le ho nella valigia per quando vado a correre, ma per ora per la mia quotidianità continuo a scegliere le Doctor Martens, le Clarks, le Victoria...

Ieri sera  io e Emma volevamo aprofittare del nostro sabato off e farci un giro nella vecchia e cara Brick lane.

Ma in una Londra in cui i pub chiudono all' una e in cui io finisco di lavorare alle nove e mezza dove lo trovo il tempo di passare da casa prima?

Niente, via diretti a Temple!

Mentre aspetto che Emma finisca di lavorare mi godo il panorama magico del Tamigi dallo yatch in cui lavora.

Mi ero scordata di avere una bottiglia di vino in borsa quindi praticamente non potevamo entrare da nessuna parte perchè qui anche nei pub perquisiscono, oltre a chiedere la carta d' identità.

A parte che nel nostro storico pub scrausissimo dove di venerdì e sabato fanno il karaoke.

La nostra 'Don't look back in anger' che cantiamo sempre ce l' hanno fregata i tipi prima di noi ed è stata sostituita dalla nostra amata 'Streets of love'.

Dire che in questo priodo siamo in fissa per gli stones è poco.

Ci credevamo come Jagger nel video e vi assicuro che lui ci crede troppo.


And I, I, I, I, I, I, I
Walked the streets of love
And they're full of tears
And I, I, I, I, I, I, I
Walked the streets of love
And they are full of fears

Però è stato divertente, come al solito.

Abbiamo perso l' ultimo bus diretto Brick Lane-Casa e quindi niente siamo dovute andare fino a Trafalgar Square a cambiare.

Forse c'era anche una via più veloce, ma numero uno non la sapevamo numero due io mi ero fissata che dovevo fare la spesa.

Chi me lo fa fare di svegliarmi sabato mattina presto e andare a fare spesa?

Vivo a Londra e faccio spesa alle due di notte.

C'è meno gente (non così poca però, c'era un bel pò di fila comunque, non credete) e soprattutto c'è la roba scontata del giorno prima.

In Italia il venerdì notte andavo a ballare, adesso vado a fare la spesa.

Quando le vostre mamme vi diranno: 'Guarda che vivere da solo non è tutta una gioia, ci sono anche le scocciature!' credetegli.







Bruttino la Yatch @ Temple


La passeggiata Westminster-Temple sul Thames rimarrà sempre un must della mia vita londinese @Temple


Sticazzi che vista @ Temple
 

Cosa hai mangiato da cena? Crepes e marmellata sul bus notturno delle tre. 
FML


Allegri vicini di posto sul bus 


Disagio nell' andare a fare spesa alle tre di notte a Trafalgar Square




22/02/13

GIORNO 122: the end

La mia giornata di ieri si riconduce alla mia giornata lavorativa.

Al mattino ero troppo morta per svegliarmi prima delle undici e mezzo, cambiarmi di fretta e andare direttamente al lavoro.

Finito di lavorare ero troppo morta per andare a fare spesa per avere qualcosa da colazione quindi credo che anche domani sarà la stessa storia.

All' andata ero troppo morta per leggere il libro di David sul karma o per leggere il giornale o per scrivere sulla mia agenda e quindi ho solo ascoltato la musica.

Durante il ritorno ho mangiato le fragole che erano avanzate al lavoro (e non butto via le fragole per carità) e mi sono fatta un pò di viaggi mentali.

Mi è tornata in mente una conversazione che ho avuto con mio padre giorni fa.

I temi principali erano il tempo che passa, i cambiamenti e in generale il rapporto causa effetto di tutte le nostre scelte dalle più stupide alle più importanti.

E la conclusione di tutto era che a Londra esiste la fine.

La fine di tutto.

Il punto a capo e si ricomincia da zero.

Invece in una città piccola le cose non finiscono mai, le cose si trascinano.

Si trascinano a quando non si è davvero troppo stanchi, troppo pigri, troppo esasperati perchè esse finiscano da sole...

In una città piccola la gente parla e parlerà sempre, o almeno finchè non si avrà qualcos' altro di più ecclatante di cui parlare.

A volte anche Londra può risultare esasperante per il motivo opposto.

Nessuno ti conosce e quindi nessuno conosci e quindi sei da solo.

A volte muori di solitudine, altre di malinconia, ma una cosa è certa, a Londra quando vuoi mettere la parola fine a qualcosa lo fai.

Ed è finita per davvero.

GIORNO 121: Old friends

Ieri ho approfittato del mio giorno off per farmi un giro in London downtown, che ormai non mi ricordavo nemmeno più come fosse.

Abituata alla calma e alla tranquillità di Kingston o Wimbledon, Oxford Circus mi sembrava una gabbia di matti.

A Londra non capita solo di farti nuovi amici, ma a volte ne ritrovi anche di vecchi.

Ieri è toccato a Sartor aspettarmi nella mia abitudinale ora di ritardo.

(Non è colpa mia se il programma veloce della lavatrice ci mette tre ore, sarà di sessant'anni fa quel baracchino)

Non mi era mai capitato di camminare per così tanto tempo senza riuscire definitivamente a capire dove fossi.

Ho scoperto un sacco di posti davvero interessanti tra Barbican, Monument, St Paul's e in generale la city di Londra.

L' incontro tra vecchi edifici e costruzioni degli ultimi anni caratteristico di questa zona nel primo est londinese mi ha sempre lasciato in bocca quella sensazione di stupore misto malinconia difficile da spiegare.

Insomma non finisco mai di scoprire nuovi posti interessanti.

Non ci siamo riusciti a trattenere e abbiamo fatto gli inglesi fino in fondo.

Alle sei ci siamo fermati a prendere una birretta in un pub molto in stile Londra in un vicolo sperduto della City.

Io ho optato per un bicchiere di vino bianco, ne avevo bisogno.

Solo dopo essere usciti ci siamo resi conto che era richiesto un dress code, ma nessuno ci ha detto niente quindi tante grazie!

In effetti erano tutti in giacca e cravatta, eh va bè!

Sarà che non avevo mangiato nulla, sarà stato il freddo, alle sei e mezza ero allegra come pochi!

Un bicchiere di Pinot mi ha steso.

Non ho più il fegato di una volta.

Andare a fare shopping da ciucca è decisamente una cosa da provare.

Non ti arrabbi se c'è fila, non ti arrabbi con le commesse che non sanno dov'è la roba, sei tanto felice, ma con tanta pipì.

Unico punto negativo.

Ora che ho comprato lo zainetto sono una vera londinese.

Dopo aver salutato il signor Sartor e avergli augurato un felice ritorno in Italia io e Emma siamo andate a cena fuori.

In un qualche modo dovevamo festeggiare il mio nuovo lavoro e cosa c'è di meglio di un tuffo di italianità mangiando una pizza in centro.

Otto pounds e mezzo per una margherita non sono affatto pochi, ma era una pizza vera.

Se considero che da Pizza Hut, Domino o compagnia bella la paghi anche di più e non sa nemmeno lontanamente di pizza non è male.

La cosa imbarazzante del ristorante è che I camerieri parlavano solo esclusivamente in italiano.

Ci hanno accolto con un 'Buonasera Signorine!'.

Ma scherziamo?

Avrò mica la faccia da italiana oh?

Meno male che uno di loro a fine serata quando gli ho detto 'grazie' mi fa non pensavo che tu fossi italiana.

Bo va bene che siete un ristorante italiano, ma un minimo di inglese...

Insomma grazie Alvin e Emma per non avermi fatto fare tutte le cose che dovevo fare nel mio unico giorno off, ma è stata una bella giornata.

Dopo lo shopping, il pub e la cena fuori il mio portafoglio già triste sta cadendo in una seria depressione.

Ma a tutto c'è una soluzione: lo xanax.








Giorno OFF e sole sono due cose che solitamente non vanno d' accordo...


...però che freddo @Oxford Circus


Vi giuro che era un cielo bellissimo, la foto non rende.
Se non vi fidate chiedete a Sartor @ in the middle of nowhere 


Dopo quattro mesi di astinenza finalmente pizza @Piccadilly Circus


Una pizza e un amorino <3
 


 
 
 









21/02/13

GIORNO 120: new friends

Quando vai a lavorare sapendo che il giorno dopo sei off è tutta un' altra storia.

E' tutto più sereno.

Non so se si possa considerare positivo o negativo il non avere il weekend libero attaccato stile 'orari uffici'.

Alla fine è un modo per evitare la solita routine.

Ogni tanto sono off un giorno e altre uno diverso.

Questa settimana mi va di lusso con mercoledì e sabato.

L' unica miracolata che ha off sabato.

Ma del resto il lavoro va davvero tutto al meglio e non posso lamentarmi.

Sto iniziando a conoscere tutti sempre un pò meglio.

Nonostante stia crescendo in me un forte razzismo verso la razza spagnola devo accontentarmi di quello che ho.

Quasi metà del team è spagnolo: Vera, Alex e Jesus.

Poi c'è un portoghese, Fernando 'La tigre'.

Quel ragazzo ha una costanza al lavoro che gli vale di gran lunga il soprannome.

Un polacco, David, che però non vedo mai perchè fa il part-time e non c'è mai quando ci sono io.

E poi c'è il trio di italiani: io, Mina e Damiano.

Quanto ci divertiamo io e Damiano lo sappiamo solo noi, riusciamo sempre a fare I cazzoni in cucina.

Insomma, anche se sono solo dieci giorni che lavoriamo assieme ci stiamo già imparando a conoscere.

E cerchiamo l' un l' altro di rendere le nostre giornate sempre meno noiose e sempre più divertenti.

Alla fine adesso la mia unica vera second home è il caffè.

Con tanto di second family.

Per esempio tutti ormai hanno imparato che a fine serata se avanza qualcosa da buttare via io lo porto volentieri a casa da vera fuckin broke.

Di solito lo regalo a Emma o a David, dipende chi mi ospita in quel momento.

Ieri sera dopo il lavoro siamo andati in un pub a Kingston e senza dignità si sono messi a mangiare le crepes e il prosciutto direttamente lì.

Ogni tanto se penso a com'è la mia vita a Londra mi scappa da ridere.

Se due anni fa qualcuno mi avesse detto che avrei fatto le cose che sto facendo l' avrei mandato a cagare.

Ma credo anche, allo stesso modo, che tra qualche anno rimpiangerò la nostra 'selvaggia Londra'.

 

Ormai prendo così tanto il treno che non so più cosasia la metropolitana.
 

La mia fantastica crepes di sempre.
Banana e nutella.


Una scatola di prosciutto e una troietta <3 

19/02/13

GIORNO 119: fuckin monday

Mi sembra un pò di tornare al liceo quando con il lunedì rinizia 'la settimana'.

Per tre mesi ho vissuto completamente senza una routine, senza una regola, senza una data.

Mi sono svegliata troppe volte senza avere idea di che giorno fosse o di cosa potessi fare.

Ora al mattino, dopo un pò di lamentele, io e Emma ci alziamo, controlliamo la rota e iniziamo a prepararci.

A volte di fretta, a volte ci godiamo la nostra colazione per terra, perchè non abbiamo una dining room.

Ci auguriamo buona giornata e ci rivediamo la sera.

Quando va bene.

Capita anche che a volte non ci vediamo in effetti.

Lei già dorme, io già dormo, io non dormo a casa...

Per voi che leggete il mio blog capisco che non possa essere più divertente come prima, ma questa è la vita vera del resto.

E prima o poi arriva per tutti il momento di fare sul serio.





18/02/13

GIORNO 118: working working working

Non ci avevo nemmeno pensato che era il mio giorno 118.

Emergenza emergenza: TROPPO LAVORO.

Questa settimana è stata davvero impressionante.

Dalle dieci alle tredici ore tutti i giorni, con un solo off.

Dalla prossima inizierò finalmente a farne quaranta.

Quaranta ore sono il giusto equilibrio tra avere una vita e avere una vita di qualità.

Del resto cosa me ne faccio di tutti questi soldi se non ho il tempo per spenderli?

Non sto dicendo che li sperpero, però se lavori settanta ore a settimana non vivi.

Torni a casa e dormi.

Ti svegli al mattino e vai a lavorare.

Ho fatto la spesa una settimana fa ed è ancora tutta lì, che mi guarda e mi dice: 'Ho anche una data di scadenza veh!'

Lo so, ma non avevo nemmeno la voglia di cucinare quando tornavo a casa.

Ci hanno dato la rota per la settimana prossima e io faccio sempre dalle 12 alle 8.

Credo che non ci sia un orario migliore.

Ho tutte le mattine bellamente libere, così come le sere.

Le mattine, quando riesci ad alzarti, sono anche particolarmente belle in questi giorni.

C'è un gran sole e le temperature finalmente si sono alzate.

Ma non si può avere tutto.

Finalmente ho un lavoro, Emma mi ospita, la casa è abbastanza carina...

Ma il mio computer non prende il wifi di questa casa!

E come vivi a Londra senza internet?

Non lo so.

Devo trovare una mente che capisca qual'è il problema il prima possibile perchè non posso continuare a rubare quello di Emma all' infinito.


Quando finiamo il latte e il mio capo mi chiede di andarlo a comprare da Tesco @Wimbledon


@Wimbledon


@Wimbledon 


@Wimbledon 


 Lovely place @ Crepaffaire



GIORNO 117: Kingston second home

A Londra ne ho tante di second home, ma mai come adesso è Kingston.

Va bè che se proprio devo dirla tutta adesso non ho nemmeno una 'prima casa'.

Mi ospita l' Emma fin quando ne troverò finalmente una mia, o magari resterò qui?

Perchè alla fine non è poi così male...

In centro, ma a mezzora dal mio lavoro, grazie al super treno Vauxhall-Wimbledon, quanto ti amo!

In questi giorni mi sto letteralmente dividendo traun posto e l' altro.

Una notte dormo da David e una da Emma.

Sabato, nonostante le dodici ore di lavoro solite, siamo andati a ballare all' Hyppodrome.

Per la serie chi ci ama ci segua eravamo solo io e David.

...eh va bè.

La serata mi ha regalato almeno due low point of my life quindi è comunque degna di essere ricordata.

Numero 1: una ragazza è stesa per terra mezza morta e io e David invece che aiutarla gli facciamo le foto.

Il buttafuori ci becca e ci dà dei deficienti.

Alla fine abbiamo finito per aiutarla perchè così buttafuori/papino era contento.

Numero 2: io chiedo al fotografo di farci una foto e per la prima volta nella mia vita mi risponde no.

Motivando poi, indicando David: 'Ogni volta che ti fotografo ti copri, quindi basta'.

Ooooook.

A fine serata sembrava di essere in circonvalazione a Reggio quando l' Italia ha vinto i mondiali.

Piena di gente che urlava e mangiava schifezze post club ovunque.

Ma non c'è da stupirsi, le discoteche chiudono alle tre è anche ovvio che non ti va di andare a letto.

A me e David come al solito ci aspettava il ritorno in bus.

Non esiste niente di più irritante che tornare dal club in bus.

O forse esiste.

Doversi svegliare presto perchè il giorno dopo devi lavorare.


E per cena? Vodka e vino! 
ah no... dimenticavo i pirogi crudi! 
broke life.


La birra è più buona quando è gratis. 
our little seeeeecret
 

...


<3
 
  

'E poi ti metti i tacchi quindici e torni a casa scalza... no ma sei furba eh!'
Fare le vecchiette della situazione e criticare tutto e tutti sull' autobus del ritorno.




16/02/13

GIORNO 116: Boris

Stasera, dopo le mie belle unidici ore di lavoro, ho trovato qualche minuto per chiacchierare con mio padre e ora ripensando alla conversazione credo di essere stata molto Boris di 'Basta che funzioni'.

Come diceva ieri il mio caro compagno del liceo Magnani questa esperienza mi ha fatto una scorza, una corazza.

E probabilmente non me la toglierò più.

Lo stesso mio padre che l' altra sera mi prendeva in giro dicendo che non si può essere vecchi a diciannove anni ha confessato che sto iniziando a fare discorsi da quarantenne.

Non lo so un giorno mi sento una cinna stupida, quello dopo vecchia e vorrei riacquistare la stupidità del giorno prima.

Ogni tanto la mancanza di una casa, di una vita seria, dei miei amici mi rende una romanticona malinconica altre una cinica schifosa ed è come se esistessi solo io al mondo.

Stasera sono decisamente versione cinica Boris.

La mia storia è "basta che funzioni" insomma, basta non fare del male a nessuno, basta rubacchiare un tantino di gioia in questo crudele uomo mangia uomo inutile e buio caos.
Ecco la mia storia.
Io non sono un tipo simpatico, la simpatia non è mai stata una priorità per me e per essere chiari questo non è un film da "o quanto mi sento bene". Se siete di quegli idioti che devono sentirsi bene, beh, fatevi fare un massaggio ai piedi. Ma qual è il significato di tutto? Niente! Zero! Nulla! Tutto finisce in niente, anche se non mancano gli idioti farfuglianti, non parlo di me, io la visione ce l'ho, sto parlando di voi, dei vostri amici, dei vostri colleghi, dei vostri giornali, della tv. Tutti molto felici di fare chiacchiere, completamente disinformati. Morale, scienza, religione, politica, sport, amore, i vostri investimenti, i vostri figli, la salute, cazzo, se devo mangiare nove porzioni di frutta e verdura al giorno per vivere, non voglio vivere! Io detesto la frutta e la verdura e i vostri omega tre e il tapisroulant e l'elettrocardiogramma e la mammografia e la risonanza pelvica e, o mio Dio, la colonscopia.. e con tutto ciò arriva sempre il giorno in cui vi ficcano in una scatola e avanti con un'altra generazione di idioti, i quali vi diranno tutto sulla vita e decideranno per voi quello che è appropriato. Mio padre si è suicidato perché i giornali del mattino lo deprimevano e lo potete biasimare? Con l'orrore, la corruzione e l'ignoranza e la povertà e i genocidi e l'aids e il riscaldamento globale e il terrorismo e quegli idioti dei valori della famiglia e quei maniaci delle armi. «L'orrore» dice Kurz alla fine di Cuore di Tenebra, «l'orrore», e beato lui non distribuivano il Times nella giungla. Eh, se no l'avrebbe visto l'orrore. Ma che si può fare? Leggete di qualche massacro nel Darfur o di uno scuolabus fatto esplodere e attaccate "o mio Dio l'orrore!" e poi girate pagina e finite le vostre uova di gallina ruspante, perché tanto che si può fare, si è sopraffatti. Anche io ho tentato di suicidarmi, ovviamente non ha funzionato. Ma perché mai volete sentire queste cose? Sono sicuro che siete ossessionati da un gran numero di tristi speranze e sogni, dalle vostre prevedibilmente insoddisfacenti vite amorose, dai vostri falliti affari. Ah se solo avessi comprato quelle azioni, se solo avessi comprato quella casa anni fa, se solo ci avessi provato con quella donna, se questo, se quello. Sapete una cosa? Risparmiatevi i vostri avrei potuto o avrei dovuto. Come mia madre mi diceva sempre "se mia nonna avesse le ruote sarebbe una carrozza". Mia madre le ruote non le aveva, aveva le vene varicose, eppure la signora ha partorito una mente brillante. Mi hanno preso in considerazione per il Nobel per la fisica, non l'ho ottenuto, però si sa, è tutta politica come ogni altra finta onorificenza. Detto tra noi, non crediate che io sia amareggiato per qualche batosta personale. Per gli standard di un'insensata e barbarica civiltà, sono stato piuttosto fortunato.

Colgo l' occasione per salutare la mia mammina che non ha le ruote e non ha nemmeno partorito una mente brillante però le voglio tanto bene lo stesso.

Questo è ilvideo del monolgo!

15/02/13

GIORNO 115: Valentine's day

Il mio capo mi ha annunciato allegramente che oggi e tutti i giorni fino a fine settimana farò dalle undici alle nove.

O meglio, visto che è un sacco amorevole, mi ha supplicato di fare queste ore, almeno per questa settimana.

Praticamente è una settimana che non scendo sotto le dieci ore giornaliere di lavoro, non ho una vita, ma sarà solo per questa settimana.

Ogni mezzora poi mi chiede se sono stanca, se voglio prendere una pausa, se va tutto bene...

Oggi poi era San Valentino è stato abbastanza busy, se poi consideriamo che era il giorno della delivery e ci hanno scaricato un furgone di roba davanti al portone.

Quel furbone del mio collega ha lasciato i waffles dentro la macchinetta, che fumando ha fatto partire l' allarme e mi è toccato pulirla io.

Ci sono stati due o tre momenti dove avrei voluto sbattere la testa contro uno spigolo appuntito, ma ce l' abbiamo fatta.

A fine giornata il capo mi ha promossa supervisor.

Mi fa: 'Lo so che sei la più piccola qua dentro, ma sei la più organizzata e quella che ci sa fare meglio. Domani quando arrivi fai quello che sai che devi fare e non ascoltare quello che ti dicono gli altri.'

Come si fa a non amarlo?

Come ogni sera ho raccattato tutta la roba avanzata da vera fuckin broke life e me ne sono andata da David.

Il nostro party dei single è saltato e si è trasformato in una malinconica serata in memoria degli anni novanta.

Io, David e Valentina  ci siamo fatti una carrellata delle canzoni più trash della nostra vita...

Sarà l' aria di Sanremo.

Cantare la Pausini, gli 883, le solite canzoni dei cartoni e soprattutto Around the world di ATC è stato assurdo.

Già oggi in pausa pranzo mi sono sentita per un attimo invecchiata dieci anni di un colpo, poi ascoltare queste canzoni...

Sembra così ieri l' altro eppure fa così ridere vedere come si conciavano (e io mi conciavo).

Il video di 'Strani amori' della Pausini poi è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso...

Fabio Volo riassume le mie sensazioni si stasera con una semplice frase:
C'è bisogno di tempo, c'è bisogno di distacco, come quando fai una foto e ti sembra tutto normale, poi la riguardi dopo dieci anni e dici: come ero pettinato? Come ero vestito? È difficile capire le cose quando ci sei troppo dentro.
 Non capirò mai perchè gli uomini, me compresa, usano più tempo a rimpiangere il passato che a sognare il futuro.


...e la pizza fail.
 

da PensieriParole <http://www.pensierirole.it/afota-11

14/02/13

GIORNO 114: Day 'OFF'

Sabato, domenica, lunedì, martedì.

Quattro giorno di lavoro no stop.

Ieri ho fatto più di tredici ore.

Finalmente oggi OFF (per modo di dire).

Avevo un sacco di cose arretrate da fare.

Duplicare le chiavi di Emma, fare la spesa, andare alla Barclays a cambiare l' indirizzo sennò la posta me la mandano ancora nella casa vecchia.

Meno male che intorno a casa c'è tutto.

In effetti il casino di Londra un pò mi mancava.

Il mio attuale quartiere, Camberwell, è equidistante da tre diverse stazioni della tube non raggiungibili a piedi, ma ci transitano tantissimi bus.

Ci sono due o tre grossi supermercati, i soliti Mc Donald's e Subway, la Barclays (che come i fast food è un pò dappertutto) e un bel pò di piccoli negozietti, tra cui anche uno che doppia le chiavi.

A dir poco fanstastico.

Se non che l' Emma mi ha svegliata presto obbligandomi di accompagnarla dal parrucchiere a Covent Garden.

Per poi arrivare là e decidere che costava troppo.

L' avrei uccisa.

Ci siamo rilassate un oretta da caffè nero a leggere e navigare poi io sono tornata a casa e ho fatto tutti i giri del quartiere.

Dovevo metterci poco e alla fine ho perso metà pomeriggio.

Alla Barclays l' impiegata si è messa a raccontarmi la storia della sua vita, e non per modo di dire.

Si chiama Ticia, è jamaicana, ha una figlia, è qui da quattordici anni in cui ha fatto l' università, perchè la sua laurea jamaicana non andava bene, una figlia e un divorzio, lavora per Barclays da pochi mesi, ma è molto contenta, ogni mese guadagna soldi sufficienti per risparmiarne per il suo futuro, per mandarne ai suoi genitori ai caraibi e per crescere sua figlia nel modo più opportuno, avere una casa e una macchina.

Ovviamente mi ha chiesto altrettanto di me.

Doveva essere davvero annoiata e senza un granchè da fare.

In fin dei conti è stato piacevole.

Mi ha confessato di adorare i racconti di storie come la mia perchè assomigliano tanto a quello che ha fatto lei: lasciare tutto, partire e provare a vedere cosa succede.

A lei è andata bene e per questo ci teneva tanto a parlarmi e a incoraggiarmi.

Mi ha ripetuto mille volte che gli amici vanno e vengono mentre se fai una cosa per te stessa nè sarai felice per sempre.

Discorso discutibile.

Mi ha installato qualche nuova applicazione sul conto tra cui l' essenziale con la quale mi arriva un sms quando scendo sotto i 100 pounds.

Sarebbe così utile se solo ogni tanto ci salissi anche sopra quella cifra.

Peccato che per ora non va così, ma va bè.

Le ho sorriso come se mi stesse cambiando la giornata quella notizia, quando in realtà era totalmente inutile, ma ci eneva tanto.

Mi ha addirittura salutato dicendo: 'Se vuoi ripassare io sono sempre qui e facciamo due chiacchiere'

Ho perso altri quaranta minuti da Morrison perchè essendo un nuovo supermercato non sapevo dove fosse la roba e ho dovuto un pò esplorarlo.

Ho fatto una mega spesa con solo 19 sterle grazie alla linea base dei prodotti Morrison.

Forever best friend le zuppe a 24 p.

Arrivata a casa ho messo a posto la camera che era un totale macello.

Tornado Pelle aveva lasciato vestiti e valigie ovunque e non poteva durare per molto.

E' stata dura, ma ce l' ho fatta.

Insomma è stato tutto tranne che un giorno di riposo.

Se non fosse per il mio appuntamento settimanale con 'Girls', il suo nuovo telefilm di cui sono diventata dipendente.



@Elephant & Castle
 

Questa mini piazzetta tutta colorata è stata una bellameta della mattinata @Covent Garden



 



Graffiti @Camberwll Green



Camera prima


 Faccia da 'Ho rimesso a nuovo la camera'

Camera dopo

13/02/13

GIORNO 113: Happy fuckin pancake day

In Italia lo chiamiamo Martedì grasso in UK si chiama Pancake Day.

La sostanza è la stessa: ci si abbuffa di dolci.

Se in Italia gli intrigoni (con tutti i mille nomi che prendono a seconda delle locialità) vanno per la maggiore qui è tradizione mangiare crepes e pancake.

Il nome mi semra dica già tutto.

E io dove lavoro?

In un negozio di pancake.

Per la precisione l' unico negozio che fa pancake a Wimbledon, che per chi non lo sapesse è una piccola cittadina a sud di Londra.

E' stato terribile.

Tredici ore di lavoro con un paio di pausine.

Ma abbiamo fatto un buon lavoro, è stato davvero soddisfacente.

Il bello di questo lavoro è che io non sono la nuova.

Il caffè ha aperto de giorni fa quindi siamo tutti nuovi, dobbiamo tutti migliorare e imparare.

Anche il proprietario ne sa quanto noi.

L' idea è che tutti ci aiuteremo a vicenda per fare meglio con il tempo.

Non potevo trovare un ambiente di lavoro migliore, credo.

Per coloro che leggono il mio blog da Londra i miei manager stanno cercando qualcun altro per completare la squadra se siete interessati scrivetemi sulla pagina facebook!

A fine giornata invece del solito breafing tanti complimenti e un piccolo gioco.

Secondo certe statistiche le grandi catene di fast food, Mc Donald's, Burger King, KFC e tutte le altre ti servono al massimo in tre minuti.

Tre minuti.

Così il manager ci ha chiesto di metterci in fila alla cassa, proprio come fossimo clienti e di aspettare.

Quando, secondo noi, erano passati tre minuti di andarci a sedere.

Senza contare o parlare con nessuno, solo perchè ci rendessimo conto quanto possono essere lunghi tre minuti quando ti annoi.

Lui ha cronometrato.

Io mi sono seduta dopo due minuti e quindici secondi.

Io ho usato quei due minuti e quindici secondi per realizzare che la vita è troppo corta per fare quello che mi dicono di fare.

D' ora in poi farò solo quello che ho voglia di fare io, nel rispetto di coloro che mi rispettano.




GIORNO 112: Bye Bye Kingston

Dopo dieci ore di lavoro ieri sono arrivata a casa e non so con qual forze ho fatto le valigie e ho attraversato Londra.

Da South West a South East.

Da Kingston a Elephant and Castle.

Da casa di David a casa di Emma.

Colgo l' occasione per ringraziare entrambi per l' ospitalità perchè se non fosse per loro sarei nella nebbiosa Reggio Emilia a quest' ora.
Kingston mi manca già.

Forse perchè era a mezz' ora dal lavoro, forse perchè potevo giocare a Ruzzle tutte le sere con l' Ipad o forse perchè David influenzato che diceva 'Ma cos'è ammalarsi? Ma cosa sono? Ma ti rendi conto che io ho vissuto la mia vita con quaranta gradi perenni? Non so cosa voglia dire ammalarsi' era molto divertente.

Scherzi a parte siete stati davvero tutti fantastici.

Grazie Chloe, Will, Valentina e ovviamente David.

Tornando al viaggio di ieri sera erano già passate le nove ed ero propriamente morta.

Le alternative come al solito a Londra sono tante: bus, metropolitana, treno...

Dalla più lenta alla più veloce.

Dalla più economica alla più costosa.

Per una volta volevo prendere il treno perchè volevo solo arrivare da Emma e dormire.

E ovvio che la stazione di Kingston è l' unica chiusa.

Ah niente, credo di averci messo due ore in tutto.

(Con il bus ci avrei messo uguale e non avrei camminato come una pazza)

Devo ringraziare ancora David che nonostante il suo enorme malessere (influenza stagionale) ha collaborato da casa a ricondurmi a casa.

L' unica gioia è stata prendere il treno (dopo un' ora di vagabondaggio) senza pagare.

Le porte erano tutte aperte.

Era il minimo dopo tutto il tempo che ho perso girando come una pazza.

Questi simpatici inconvenienti con i trasporti pubblici londinesi devo ammettere che non sono una cosa di tutti i giorni.

Accadono mediamente solo in due occasioni: quando ho le valigie o quando sono follemente in ritardo.

Ieri avevo le valigie ed ero follemente in ritardo per il mio appuntamento giornaliero e molto sentito con il mio cuscino con la federa di Snoopy.

Praticamente ero spacciata per principio.

L' importante è che alla fine ce l' ho fatta.

Io e la mia rossa preferita abbiamo improvvisato una cena con quello che c'era e siamo crollate a letto.

Avevo di fronte poche ore di sonno e una giornata davvero busy.

Ma se ste cose non si fanno a diciannove anni quando le si fa?

10/02/13

GIORNO 111: follow me on facebook!

Oggi è stato il mio secondo giorno al lavoro e praticamente domani vogliono farmi firmare il contratto.

Gli altri hanno già fatto settimane di prova, io non so assolutamente nulla.

Non so fare il caffè, non so fare le crepes e non so stare alla cassa.

A fine giornata, come anche ieri, ci siamo fermati per fare un brain storming.

Quali sono i problemi? Quali sono i potenziali?

Domani il negozio apre per il pubblico e dobbiamo essere pronti.

A turno i mangaer ci hanno chiesto dove ci sentivamo più preparati e dove meno.

Bene, io non so fare nulla.

Continuo a chiedermi perchè abbiano scelto proprio me tra tutta quella gente, chissà.

Una cosa è certa: posso solo migliorare.

Un nuovo progetto, una nuova sfida.

I miei genitori stasera mi hanno chiesto perchè non fossi felice?

La verità è che per la prima volta da quando sono qui si fa sul serio per davvero.

Fino ad ora era stato un vivere alla giornata, una lunga ed affascinante vacanza.

Fino ad oggi non sapevo dove sarei stata il giorno dopo.

Restare a Londra? Tornare a casa? Andare in un altro posto ancora?

Questa cosa risponde ai miei interrogativi: sarà ancora Londra la mia città.

Magari potesse rispondere a tutti i miei interrogativi.

Farò l' università? Se sì, cosa?

E dove? Qui o in Italia?

Se no, perchè?

Servirà o no? Come sarà il mondo tra dieci anni?

La crisi sarà una cosa ormai oltrepassata o contnuerà quest' inifinita recessione?

Che possibilità avrò di fronte?

Cosa voglio fare della mia vita?

Credo che sia davvero dura essere giovani nel 2013.

E che questi non siano solo i miei interrogativi, o almeno spero di non essere l' eterna indecisa.

Certe volte è come se i sogni fossero fuori e noi nel cassetto.

Rinchiusi nei nostri blocchi mentali, quando là fuori il mondo è pieno di possibilità, di strade diverse, di sogni da rincorrere...

Per ora io mi butto qui.

Chissà se sarà un burrone o se sarà come buttarsi sul pandoro a Natale, morbido morbido.

A volte vorrei solo sapere come tutto va a finire e quindi se ne vale o no la pena, ma ripensadoci che senso avrebbe?

E' come guardare un film sapendo che il protagonista tanto alla fine muore...




Da oggi ho creato su facebook la pagina del mio blog in modo che chiunque voglia chiedermi qualcosa più nel dettaglio può fare attraverso quella!

http://www.facebook.com/diariodiunitalianaalondra?ref=stream

Et voilà!








09/02/13

GIORNO 110: Let's go!

Proprio quando ormai mi stavo arrendendo...

Quando ormai stavo cercando di stilare la lista delle qualità di Reggio Emilia e delle non qualità di Londra è arrivato il colpo di scena.

Ho fatto il trial e mi hanno assunta!

Oggi è stato tutto decisamente perfetto.

Il mio inglese non è nulla di che, ma quello di certi miei compagni forse è anche peggio.

Sono totalmente incapace nel fare caffè.

Ho diciannove anni e pochissima esperienza nel settore.

Eppure mi hanno presa.

Perchè?

Perchè ho voglia di fare, di imparare, sono giovane, ho potenziale e probabilmente perchè sorrido più della media dei giovani inglesi.

I proprietari, una fantastica coppia di indiani, sono tutto ciò che uno può volere dai proprio capi al lavoro.

Sono simpatici, educati, aperti a nuove idee e nel mio caso anche un pò materni.

Nonostante siamo tutti molto giovani, io sono la più piccola.

Come tutti del resto, anche io per tutta la prossima settimana sarò in prova e poi dovrei firmare il contratto vero e proprio.

Ci spero davvero.

Il locale è fantastico e Wimbledon è una zona davvero carina.

Gli orari sono accettabili perchè essendo un caffè si apre presto al mattino, ma si chiude anche presto la sera.

Il tipo di lavoro è carino: caffè, crepes, pancake!

Il team è giovane e sembrano tutti simpatici e disponibili.

Poi ci sono più maschi che femmine e questo è perfetto per me che faccio più fatica a rapportarmi con le donne.

I capi, ripeto, splendidi.

A fine giornata oggi ci hanno chiesto le nostre impressioni e abbiamo parlato un pò tutti assieme.

L' etica della compagnia è fantastica.

E per me è davvero una grande opportunità.

E' così bello da non sembrare vero.



http://www.youtube.com/watch?v=CcNo07Xp8aQ

Erano un pò di giorni che ero in fissa con questa canzone e, scherzo del destino, quando il mio capo mi dice che hanno deciso di assumermi c'era proprio questa.

A fine giornata quando al mio capo è stata chiesta la cosa più buffa della giornata ha risposto: 'Vederla ballare Robyn con il mocio in mano mentre lavava il pavimento'.

Sì, anche secondo me, devo essere stata molto divertente.

I keep dancing on my own, proprio così.

Qualsiasi cosa succeda, io continuerò a ballare...









GIORNO 109: FAIL FAIL

Una cosa l' ho imparata in questi (quasi) quattro mesi a Londra.

Devi sempre avere un piano B.

Sempre aver chiari i tuoi obiettivi, ma comunque sapendo che c'è un' alternativa a tutto ciò.

Che tutto il tuo mondo da un giorno all' altro può crollare.

Amici, casa, lavoro.

A Londra ho perso tutto con una facilità difficile anche da immaginare.

Erano tanti giorni che avevo fatto l' interview per questo caffè, mi avevano presa, ma non si facevano più risentire.

Ieri ho passato tutto il giorno a cercare altro, con l' idea che non mi avrebbero più chiamata.

E poi?

Ovviamente mi hanno chiamata!

Ma va bene, non è stato tempo perso.

Alla fine ho comunque imparato la lezione.

Tu hai i tuoi piani, se falliscono hai sempre qualche riserva.

Questa volta sono andati bene, neanche male che ogni tanto succede.

Sì ok, il giorno dopo avrei avuto un trial importante, però chi ce lo fa fare di stare a casa di venerdì sera?

Qualcuno ha voluto punirmi evidentemente.

La serata è stata abbastanza fail.

Siamo stati all' Hippodrome, solita mega discoteca di Kingston.

Emma doveva venire con delle sue amiche, ma alla fine è saltato.

Valentina è andata via due ore prima perchè era mezza malata.

Siamo rimasti, direi come al solito, io e David.

La musica non era entusiasmante e la gente nemmeno.

A letto presto (per gli orari londinesi) per rendersi presentabili al lavoro il giorno dopo.


Caraffa caraffa caraffa @ Hippodrome


'Perchè sono due anni che quando ti fotografo ti copri il naso?'
ahahahahhahaha 


Friends 


Loser #1
(non è come sembra, non ho tirato di cocaina)


Loser #2