04/05/13

GIORNO 192: functioning drug addicts



M.P. ha trentatré anni e vive a Londra da sei. Ha trovato un lavoro in banca, nella City, si occupa di finanza. Ha una bella casa, ad Hackney Central, un quartiere residenziale non lontano da Islington, a nord-est del centro di Londra. Ha anche una fidanzata, M.P., e spesso la sera si vede con gli amici per bere un paio di pinte al Pub. Ma non fa quasi mai tardi, perché ogni mattina si sveglia di buonora, si mette un bel vestito elegante, con tanto di camicia fresca di stiratura. Calza scarpe di vernice e s’annoda la cravatta con disinvoltura. Allora salta sulla bici e si dirige verso la City. Dopo una lunga giornata di lavoro, però, rimonta in sella e torna a casa. Si chiude dietro la porta e si prepara una dose.

M.P. fuma eroina, lo fa da molti anni, ma la maggior parte di chi lo conosce non lo immaginerebbe mai. Nel mondo anglosassone li chiamano “functioning drug addicts”, drogati che “funzionano”. Gente che lavora sodo, “produce”, e che spesso ricopre ruoli manageriali. Non è gente che si ciondola per strada nei quartieri malfamati della città, non commette reati per procurarsi la “roba”, non ha a che fare con le forze dell’ordine ogni giorno. Molte volte si tratta di persone con lavori nel mondo della finanza e dei media. Non è un caso che lo Square Mile, il distretto finanziario di Londra, fino a qualche tempo fa vero e proprio motore economico d’Europa, ne ospiti molti. A detta di M.P., di gente come lui è piena la City. E non sembra una giustificazione.

In questo caso, tra l’altro, la droga in questione non è la cocaina, un tempo considerata “la droga dei ricchi”, e che scorreva a fiumi nella Londra degli anni Ottanta-Novanta. Quella dà la carica in un attimo e permette di reggere stress e ritmi massacranti. M.P. fa invece uso di eroina, una droga diversa, la prende per rilassarsi. La cocaina, infatti, provoca un’euforia improvvisa che dura poco più di mezzora prima di calare, molto velocemente. L’eroina, al contrario, fa scoppiare un piacere istantaneo, il cosiddetto flash, e poi rilassa il corpo per un periodo variabile dalle 2 alle 6 ore. Va da sé che gli effetti a lungo termine sul sistema nervoso centrale e periferico sono in entrambi casi devastanti. Senza contare il rischio costante di morte per overdose.

“Sono anni che la uso – confessa M. P. – lo faccio a casa, per conto mio”. Non gli serve per essere più reattivo sul lavoro, insomma, ma per “mantenere il corpo in uno stato perfetto”. “Il segreto – afferma – sta nel non fartela mai mancare”. Ma sempre evitando gli eccessi: “Basta essere forti abbastanza e decidere quando prendere una pausa”. “Ci vuole equilibrio – insomma – non deve mai prendere il sopravvento”.

Navigando in internet si scoprono numerosi forum dove i “functioning drug addicts” come M.P., si scambiano idee e opinioni. La maggior parte dei post sono in inglese, vengono dalla Gran Bretagna o dagli Stati Uniti, e molti riportano notizie su persone famose, magari attori e personaggi del mondo dello spettacolo, che si sono dichiarati ex “drogati funzionali”. La maggior parte dei navigatori ostenta sicurezza e assicura di poter gestire il proprio “vizio” come meglio crede. Qualche volta, però, qualcuno si dà per vinto e ammette di non essere più così “funzionale”. Qualcun altro, poi, smette di scrivere da un momento all’altro. E non se ne ha più notizia.

Ma questo non spaventa il nostro M.P. Dopo tanti anni di dipendenza ormai sente che la droga è parte di sé: “Non potrei immaginare la mia vita senza”. E questo, a suo dire, non comprometterà mai la sua attività: “Lavorare in banca è un lavoro come un altro, quantomeno vivi bene”


E' un pò di tempo che ci penso al discorso delle droghe a Londra.

E' ovvio che non è molto diverso dal discorso droghe in tutto il resto del mondo.

Che sia merda e che sia ovunque non c'è dubbio.

Che io abbia poca esperienza per parlarne in merito idem.

Però non lo so a parte aver letto ben più di un articolo come questo, a parte aver scoperto che l' acqua del Tamigi contiene un valore di cocaina da far girare la testa, un pò me lo sento.

(Per chi non lo sapesse la coca non la 'digeriamo' quindi la pisciamo così come l' abbiamo sniffata ed è quindi molto facile rilevarla, nell' acqua come nell' aria.)

Dico che un pò me lo sento perchè io guardo me che sono solo sei mesi che faccio sta vita e ogni tanto davvero sono stanca.

Non è che sia una brutta vita per carità e soprattutto non è che tutti quelli che abitano a Londra facciano la vita come la mia.

Ma dico che in generale correre, correre, correre, lavoro, mangio, dormo, prima o poi finisce per stancare.

Prima o poi è normale che collassi.

Ce non posso dire che li capisco però posso dire che mi immagino più facilmente un functioning drug addict a Londra che in una città della campagna italiana.

Londra è bella e affascinante; vedere queste migliaia di persone correre da una parte all' altra in continuazione a volte fa venire il capogiro.

Londra però è indubbiamente non per tutti.

Capisco che ci siano persone che questi ritmi non li possono reggere per sempre, che vengono sopraffatti, abbattuti.

E che piuttosto che arrendersi, piuttosto che tirarsi indietro o forse solo perchè proprio ormai non riescono più a immaginarsi una vita diversa ,cadono.

Cadono nella coca, nell' ero, negli anti depressivi.

Sono storie di manager, ma anche di lavoratori normali.

Sono storie di tutti i giorni.

Sono storie di cui non si vorrebbe parlare eppure i numeri parlano chiaro.

 

2 commenti:

  1. Ciao sono quella ragazza che ti aveva scritto tempo fa, parlandoti della mia non bellissima esperienza che sto avendo qui. Il mio sogno e' sempre stato quello di avere una carriera brillante, non che dia meno importanza alla famiglia, ma l' idea di dover donare tutta me stessa alla carriera, per poi godermi i risultati con la famiglia (sto parlando dei soldi chiaramente) mi fa sentire in un certo senso realizzata, ma non avevo mai considerato questo aspetto, e mi sono spaventata un pochino. Grazie per che i tuoi blog sono in un certo senso anche di informazione e non solo intrattenimento!

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  2. ciao!
    io ti dirò che non avevo mai pensato alla vita vera dopo il liceo... da quando sono a Londra anche io sto diventando un pò ossesionata dalla carriera (o almeno a quel lato della carriera che mi renda felice iondividuamente per il mio lavoro prima che mi dia soldi).
    Comunque sì queste sono realtà pesanti e purtroppo non casi isolati.
    Mi fa piacere che tu possa apprezzare il mio diario.
    Cerco sempre, pur rimanendo fedele alla mia esperienza, di toccare più aspetti possibili.

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