05/03/13

GIORNO 132: Jet lag

La mia domenica è iniziata alle 3 di pomeriggio quando dopo otto ore di sonno mi sono alzata e in uno stato di coma post sei ore di Ministry of Sound ho provato a riprendere i contatti con la vita.

Il mio corpo voleva almeno altre otto ore di sonno.

Il mio cervello diceva che dovevo godermi l' ultimo giorno con i miei amici.

Dopo un' ora di guerra civile dentro di me sono riuscita a presentarmi a Tower Hill.

Destinazione della nostra domenica: Brick Lane vintage market.

Ormai è il must.

Ci porto tutti I miei amici che vengono a trovarmi, del resto lo adoro, è sempre un pò casa.

Dopo le ultime ore di shopping londinese siamo andati a cena in centro.

Erano tipo le sette, ma non importa, tanto qui a Londra si mangia a tutte le ore.

Io infatti avevo pranzato alle quattro e non me la sono sentita di prendermi una bistecca tre ore dopo.

Il mio fegato questo weekend aveva lavorato a sufficienza.

Da bravi italiani non ci siamo alzati da tavola prima di quattro ore passate a chiacchierare.

Anche perchè a Londra il caldino primaverile non si è ancora fatto sentire e di uscire non se ne parlava proprio.

Parlando con le mie amiche ho rivisto quella che ero fino a prima della partenza.

Mi sono chiesta se sia cambiata in meglio o in peggio.

Oppure se non sono cambiata.

Se la mia vita mi ha reso irremediabilmente diversa, ma l' ho fatto solo per istinto di sopravvivenza alla grande Londra e una volta tornata a casa tornerà tutto come è sempre stata.

Mi sono anche chiesta se sono pronta a tornare e quanto sarà traumatico.

Ovviamente come tipo tutti I giorni mi sono chiesta cosa ne sarà della mia vita nell' immediato futuro.

Insomma questa strana serata tra il dolce e l' amaro e tra il passato e il futuro si è conclusa quando alle undici io e David abbiamo salutato gli altri che si preparavano ad affrontare una lunga notte in giro per Londra.

Noi, invece, avevamo solo le forze per affrontare i nostri discorsi filosofici del Mc Donald's di Leicester Square.

Capisco che chiacchierare davanti a un caffè a Parigi possa essere più intellettuale, ma è quello che ci possiamo permettere.

All' una di notte arrivati a casa abbiamo provato la stessa sensazione.

Il nostro cervello segnava le otto di sera, di non si sa quale giorno.

Come un super mega jet lag.

David ha descritto questo weekend meglio di me.

'Totalmente surreale, andato e venuto così, ma con il suo perchè.'

Ringrazio Alice, Bizzo, Lella, Pietro, Pre, Sabri, Tosco per questo paio di giorni.

E' stato come respirare a pieni polmoni ossigeno puro, vi adoro.


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