15/01/13

GIORNO 84: future?

Nello scorso post scrivevo che l' unica cosa di cui avevo bisogno era vedere la neve.

Ieri mi sveglio e nevica.

E a Londra non nevica mai e non può essere un Christmas miracle perchè quel tempo è ormai passato.

Proprio una scena da film.

Colgo l' occasione per dire che domani mi vorrei svegliare top manager di una grande azienda, con l' armadio pieno di vestiti di Jil Sander e di Acne e con una domestica che mi porta i pancake a letto.

Oh, io ci ho provato.

Scherzi a parte, ieri Londra non solo mi ha regalato la neve, ma anche la mamma della Mari, una signora fantastica che mi sta facendo respirare l' aria di casa da un paio di giorni.

Fa la spesa, cucina e mi tratta come fossi un pò anche io sua figlia.

Carinissima.

E poi arriva la sera.

E si sa che i pensieri notturni sono quelli che o ti cullano o ti uccidono.

Tutti hanno il loro posto dove rifugiarsi quando qualcosa non va come vorrebbero.

Ce chi ha un diario segreto, chi una vecchia amiza di infanzia, chi quell' angolino sperduto in campagna dove sa di poter essere in pace con se stesso, almeno per quell' oretta.

Io ho David.

Mi perderei per ore a parlare con David, forse perchè ci assomigliamo così tanto che sono convinta mi possa capire sempre.

Non ci vedevamo da un mese eppure i nostri problemi sono comunque gli stessi.

Londra ci ha un pò stancati.

Ma non Londra in sè, noi a Londra adesso...

Sapete quando si dice 'posto sbagliato nel momento sbagliato'?

Ma se Londra non è quello che vogliamo, cos'è che vogliamo?

Italia? Sarebbe un pò come tornare indietro...

E sennò dove?

Dicono o la va o la spacca e Londra ci ha spaccato.

Poi però ripensiamo a Reggio Emilia, alla realtà della piccola città, dove tutti parlano, tutti sanno e tutti hanno la convinzione di avere la ragione in bocca e ci rinnamoriamo in un attimo della nostra Londra.

In due ore di chiacchierata abbiamo cambiato le nostre idee una decina di volte almeno.

David è il punto di interconnessione tra la mia mente malata e la mia mente sana, sempre che ne possieda una.

La prima è quella che vede la mia stessa vita analizzandola come se non facesse parte di me, come fossi un' estranea, la seconda è quella che mi riporta sulla retta via.

E così passiamo il tempo a porci domande sulla nostra vita...

Ma quale vita?

Sembra un clichè ma si dice la 'vera' vita inizia quando ti sposi oppure quando hai figli,  o quando ti diplomi, o quando ti laurei, o magari quando inizi a lavorare...

E così finiamo sempre per vivere aspettando qualcosa, come se ci fosse ancora qualcosa di incompleto in noi.

Ma il punto è che la vita è anche ora e magari non arriverà mai quel momento in cui dici 'ok, è iniziata'.

E quindi perchè farsi problemi?

Perchè vivere aspettando quel qualcosa che poi magari non arriva?

O che quando arriverà non sarà come ce l' eravamo immaginato...

Ma soprattutto perchè riempirsi di domande, di paranoie, di problemi?

Ci sono certi interrogativi a cui solo il tempo ci darà risposte e se queste non arriveranno è perchè semplicemente non dovevamo porci quelle domande.

Mi dice la mia casa:
“Non abbandonarmi, il tuo passato è qui…”
Mi dice la mia strada:
“Vieni, seguimi, sono il tuo futuro.”
E io dico alla mia casa e alla mia strada:
“Non ho passato, non ho futuro.
Se resto qui, c’è un andare nel mio restare;
Se vado là, c’è un restare nel mio andare.
Solo l’amore e la morte cambiano ogni cosa.”


 Meno male che ci sei tu, David.

2 commenti:

  1. dai che non devi mollare adesso e' quando il gioco si fa duro che i duri cominciano a giocare...non ricordo piu' chi l'ha detto ma e' uguale..non credo che ci sia un momento dal quale la vita inizia a essere vera se non forse quando nasci poi e' tutta vera..il resto (cioe' se sia quello che vuoi tu) dipende dagli obiettivi che tu ti poni e se ancora non ne hai.. mi chiami stasera? mami

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