30/11/12

GIORNO 38: mum

Quasi quaranta giorni che vivo qui.

Londra è la mia nuova mamma.

Una di quelle mamme che non ti vizia affatto, che non ti dà niente senza nulla in cambio.

Una di quelle mamme severe, che però ti regalano le soddisfazioni più grandi quando conquistano il tuo cuore.

Di quelle mamme che si fanno attendere tanto, ma che alla fine difficilmente ti deludono.

Una madre che non solo insegna, ma si lascia anche insegnare sempre pronta alla novità e al cambiamento.

Una mamma di una famiglia molto numerosa, ma che ama comunque tutti, anche se a volte sei invidioso perchè ti sembra che non ami tutti allo stesso modo.

Londra è una madre di quelle da cui non sai cosa aspettarti, di quelle che tornano dal lavoro con un regalo per te, anche se non compi gli anni.

Londra resta pur sempre una madre con cui non va sempre bene.

Di quelle con cui litighi, urli, di quelle da cui vuoi scappare, certe volte, perchè capita.

Ma di cui comunque non puoi fare a meno.

Così finisci tutte le volte per tornare a testa bassa chiedendo il suo perdono.

Una mamma che ti insegna i suoi valori, ma mai imponendosi su quelli che sono i tuoi.

Mamma Londra certe volte ti dà il buongiorno, altre la buonanotte, altre ancora sembra che di buono proprio non ci sia niente.

E in questi casi finiamo per odiare noi stessi o prendendocela con le persone che ci sono più vicine.

Ma dobbiamo sempre tenere presente che sono questi i momenti da cui possiamo imparare di più.

Come ogni mamma di questa terra non finisce mai di ripeterti che è dagli sbagli che si impara.



Colgo l' occasione per ringraziare mia mamma, quella 'vera', per tutto quello che ha fatto e che fa ogni giorno per rendere la mia vita quella che è. Ho 19 anni, ormai sono grande, vivo da sola, in un altro stato, ma l' amore di una figlia per sua madre non necessita di un passaporto e soprattutto non ha una data di scadenza.

29/11/12

GIORNO 37: Dignwalls

Mi ero promessa di scrivere questo post ieri sera, ma forze maggiori (sonno) me l' hanno impedito.

Che giornata quella di ieri.

Mattina e pomeriggio rilassanti.

Io e la Cri siamo state in casa perchè il tempo uggioso di Londra mette solo voglia di pannetto, cuscini, streaming e tanto amore.

Sono riuscita a far diventare anche lei una Gossip Girl addict.

Ooooh yes.

E poi finalmente ho potuto ascoltare e ovviamente cantare in santa pace le canzoni di Natale.

Quando l' Emma e Federico, i due piccoli Grinch di casa, se ne vanno me la spasso bene.

Tutto questo relax per prepararmi come si deve alla serata di ieri sera.

Alphabeat e The sound of arrows in concerto a Camden.

Il posto era sul Regent's Canal, quel canale che attraversa Camden e gli ha regalato l' appellativo di 'Little Venice'.

Forse ancora più suggestivo alla sera che durante il giorno.

Della serie per gli Alphabeat questo e altro il buttafuori mi ha fatto il timbro sul polso.

(Per chi non lo sapesse io odio i polsi, mi fanno schifo, vederli, toccarli...)

Ho provato a oppormi, nel frattempo David ha finto di non conoscermi, ma poi il buttafuori mi ha detto 'O qui o non entri'.

E quindi TAC.

Ne è valsa sicuramente la pena.

E' stato un concerto fantastico, una di quelle serate dove ti lasci completamente andare al momento.

E poi abbiamo la nostra foto con uno dei 'Sound of Arrows', sono soddisfazioni.

E come ogni finale di serata che si rispetti: profonde chiacchiere al Mc Donald's per smaltire gli ultimi residui di Soave e Vodka con un compagno di viaggio, di avventura, di sogni fantastico.

Grazie ancora.

David direbbe: 'Is this real life?'

E la mia risposta è: 'Sì, anche se a volte sembra davvero di vivere in una favola'.

Londra è probabilmente la favola più assurda della mia vita.

Spero solo di riuscire a scrivere un finale all' altezza.









28/11/12

GIORNO 36: Hampstead

Welcome to the fabulous Hampstead.

Era davvero un sacco che la menavo con questi Hampstead e come capita spesso quando aspetti con ansia una cosa arriva nel momento più inaspettato.

Per chi non lo sapesse gli Hampstead sono un quartiere a Nord di Londra.

Uno dei più ricchi della città.

Ma non quel tipo di ricco appariscente, ma al contrario quella ricchezza di classe.

Poche ville in vista, ma piuttosto tante siepi alte per renderle il più riservate possibili.

Negli Hampstead si respira un' aria di tranquillità, come se il tempo si fosse fermato a un passato ormai lontano.

Le persone non corrono per la strada, ma passeggiano.

Si tratta ovviamente delle tipiche famigliole benestanti londinesi.

Tutti con il Mercedes o il Bmw insomma, ma non con l' autista.

Sennò saremmo a Chelsea.

Il motivo della mia trasferta improvvisa? Una piccola villetta negli Hampstead sembrava chiamarci.

Avevamo trovato l' annuncio su Gumtree e il prezzo non era assolutamente male così gli avevamo mandato una mail.

Stamattina alle 9 ci ha svegliati il telefono: ci stavano offrendo una view della casa.

Unico problemino? Era alle 11.

E i tempi di Londra non sono quelli di Reggio, così praticamente avevo 0,2 secondi per prepararmi.

Federico ci mette venti minuti solo per rendersi conto di essere ancora al mondo, l' Emma lavorava.

Conclusione? Sola e soletta me ne vo negli Hampstead.

Purtroppo, primo tentativo di cambiare casa: fallito.

Fallitissimo.

Secondo il satellitare mi trovavo nel posto giusto, ma la proprietaria di casa continuava a sostenere di non vedermi.

Mi ha detto di aspettarla all' angolo con la via principale, promettendo di avermi raggiunta.

L' ho aspettata per circa mezzora e come nei migliori film rigorosamente sotto la pioggia e il vento.

Dopo di che mi sono arresa al fatto che avesse di meglio da fare.

Del resto se non la vuole vendere lei la casa chi lo deve fare? Bah!

Vorrà dire che sarà per la prossima!

Mi consola solo il fatto che non era granchè comoda.

Non solo in zona 3, ma anche abbastanza distante dalla tube.

E poi forse gli Hampstead non sono il nostro posto, tre scapestrati come noi sono più da Brick Lane o cose simili.

Resta il fatto che in una domenica di sole un girettino in questi posti qui può solo essere un piacere.

Tornerò da voi, è una promessa.











26/11/12

GIORNO 35: National Gallery

Più di 2300 dipinti.

46 sale.

Dipinti dal XII secolo al secolo scorso.

Da fare invidia a musei come Uffizi, Louvre o Prado.

In due parole: National Gallery.

Uno dei musei più famosi e affollati di Londra.

Ogni giorno pieno di turisti che camminano tra i suoi corridoi con sguardi misti tra stupore ed eccitazione.

Prima fra tutti l' Emma.

Che stamattina se n'è uscita con: 'Ho bisogno di prepararmi psicologicamente alla National'.

E non ha fatto altro che zittirmi quando per ogni quadro ci sparavo la battuta cretina.

Per me oggi era la prima volta.

Mi ero rifiutata di andarci nei miei 5 giorni di vacanza l' anno scorso.

E anche durante tutto questo mese.

Non ho mai amato le pinacoteche granchè, soprattutto se sono in una città come Londra dove le cose da vedere sono tante e tutte affascinanti.

Ma non potevo dire sono stata a Londra senza mai andare alla National, così mi sono armata di tanta pazienza e ci sono andata.

Niente di che a mio parere.

Resterò sempre del partito Tate Modern, ma sono gusti.

L' unico padiglione degno di nota a mio parere sono le sale dal 1700 al 1900, ma tanti artisti che amo mancano.

Vedi Schiele.

E' stato un duro colpo da incassare.

E poi non mi sono nemmeno goduta del tutto certi quadri perchè il mio primo pensiero era: 'Ok, l' ho già visto. Di chi è e come si chiama?'

'Maledetto' Giorgio De Benedittis.

(Per chi non lo sapesse è il mio prof di italiano del liceo che ci ha fatto imparare una barca di quadri a memoria e che mi ha permesso di fare un pò l' acculturata stamattina)

In ogni modo solo due volte ho detto all' Emma: 'Aspetta mi piace un sacco quel quadro là in fondo!'

Tutte e due le volte era una foto.

Si sa che è quella la mia passione.

Infatti la parte più bella della mattinata è stata senza dubbio quella delle foto a Trafalgar Square, che rimane sempre uno sfondo fantastico.

Imponente e austera come pochi luoghi nella capitale.

Per quanto riguarda il nostro pomeriggio invece tutto molto tranquillo.

Lavatrice, tinta, un pò di ordine in camera.

Spero vivamente che il tempo sia dalla nostra parte così stasera possiamo uscire un pò.

In questi giorni la pioggia sta dominando incontrastata sul sole e il mio umore, da brava metereopatica, peggiora di giorno in giorno.







25/11/12

GIORNO 34: downtown

Dopo aver dormito fino all' una (domenica ti amo) io e la Cri abbiamo deciso di uscire.

Giretto in downtown domenicale d' obbligo.

Anche perchè lei è qui da dieci giorni e non aveva ancora visto 'Londra' praticamente.

Le cose turistiche di Londra che però non puoi non vedere.

City of Wstminster per esempio.

Ovvero Soho, Covent Garden (una parte), Maifair, Westminster vera e propria (dove hanno sede il Parlamento, il Big Ben, l' abbazia e Buckingam Palace), Belgravia e Pimlico.

Ma anche Fitzrovia, Marylebone, Bayswater, Paddington, St John's wood e West Kilburne.

Ho iniziato da qui perchè è la parte di Londra che probabilemente tutti conoscono ma che, nonostante tutto, continua a riservare parecchie sorprese.

Bene, Leicester Square - pronunciato Lester, mi raccomando - è forse l' ombelico di tutto questo gigantesco quartiere.

Grande piazza pedonale, sede degli immensi cinema dove si tengono le numerosissime premiere della stagione londinese, dall' immenso fascino.

Devo ammettere che forse si tratta della mia piazza preferita di tutta Londra, anche se le avversarie non sono assolutamente da poco.

Alla sera diventa zona di struscio per gli adolesccenti della capitale ed è il posto migliore, durante il weekend per osservare la mise da combattimento di ragazzi e ragazze.

E' una questione di moda.

Stili che emergono, altri che tramontano.

Ti basta frequentarla per un paio di sere per scoprire come le londinesi, anche con 5 gradi, vadano all' arrembaggio semi-svestite, spesso e volentieri facendo sfoggio di minigonne inguinali e scarpe con il tacco stile Ibiza d' Agosto.

Leicester Square è lo sparti acque di due mondi.

Da una parte Piccadilly Circus e il rispettabilissimo rione di St James, uno dei più posh della città.

Dall' altra Covent Garden e Soho, zone di shopping e movida serale.

A ben vedere il Covent e Soho sono come il sole e la luna, due facce della stessa medaglia che è il West End.

Il primo è più signorile, stipato di boutique e grandi marchi.

Qui si fanno forse i migliori acquisti di Londra.

Io e la Cri oggi ci abbiamo lasciato il cuore in un negozio di scarpe a Covent, il portafoglio ce lo lascerò volentieri quando sarò un pò più ricca.

In ogni modo le sue mille vetrine alla sera si spengono e restano qua e là baretti e ristorantini più o meno alla moda.

Ma se l' intenzione è gozzovigliare davvero o fare le ore piccole, allora la soluzione è una sola: trasferirsi a Soho.

Dove ogni settimana che il cielo manda in terra transitano ben un milione di persone.

Quindi armatevi di santa pazienza: è sempre tutto pieno, con la pioggia con il sole, con il caldo con il freddo.

D' altra parte è il rione di vita di Londra.

Girare per le strade di Soho al mattino è uno spettacolo, ci si sente parte di un piccolo paese: il popolo di Soho, ovvero quelli che ci vivono e non solo ci si sbronzano.

I teatri inciampano sui pub che rotolano sui ristoranti che s' appoggiano ai club che sbattono il grugno contro i netturbini che notte e giorno puliscono queste benedette strade.

Si sarà capito, e comunque lo confesso: amo molto Soho, nonostante resti un quartiere profondamente turistico.

E lo amo perchè a modo suo rimane autentico.

In questo spicchio di città poi si trova Carnaby Street, la via della moda e della muica che fu grande negli anni Sessanta, quando ai tavoli dei suoi - pochi - caffè ci incontravi Paul McCartney, dei giovani Rolling Stones affamati di successo ma anche di cheesburger, Mary Quant e la sua minigonna.

A nord di Carnaby c'è la strada più famosa e più brutta di Londra: Oxford Street.

Tempio dello shopping low cost (nella parte che va da Tottenham Court Road a Oxford Circus) e arteria del traffico del centro.

Molto meglio il secondo troncone, quello che da Oxford Circus porta a Marble Arch.

Qui si trovano i grandi magazzini con la lettera maiuscola, ovvero John Lewis e Selfridges.

Ovvero un' istituzione di Londra.

E quando inizierete a notare in giro per la città i suoi caratteristici sacchettini gialli in mano a migliala di londinesi fashion-addicted capirete che è ora di farci un salto.

In ogni modo Oxford Street piace tanto al turista che deve stare a Londra solo una settimana o magari anche un weekend e camminando lungo un' unica via puoi trovare tutti i negozi che ti servono per tornare in patria e dire 'shopping folle a Londra'.

Devo ammettere di averne fatto tanto anche io lì quando ero qui in vacanza.

Ma da quando a Londra ci vivo non faccio altro che odiarla, tant'è che oggi nel giro con la Cri le ho chiesto cortesemente di saltarla.

Quando sei di fretta perchè devi fare la spesa, andare a un colloquio e magari mangiare anche un boccone per non svenire andando a sera sei bloccata in una ressa infernale di persone che non sanno da dove vengono e sono diretti.

Guardano in su come se il cielo potesse dar loro delle risposte.

Non guardano dove vanno perchè fanno foto ovunque e magari si arrabbiano anche se ci passi in mezzo senza accorgertene.

Avere a che fare con i turisti non è mai divertente.

Ma fa parte di questa città come il grigiore del suo cielo e non mi resta che prenderne atto.








24/11/12

GIORNO 33: too much beer


Potevo immaginare che oggi sarebbe stata una giornata stressante, ma credevo per il troppo lavoro non per il troppo non lavoro.

Alla fine lavorare è stressante, ma ti fa anche guadagnare, quindi ci passi sopra.

Ma non c'è nulla che mi innervosisca di più dell' aspettare qualcosa/qualcuno senza fare nulla e oggi mi sono innervosita parecchio.

Già per arrivare a Twickenham da casa mia stamattina ci ho messo due ore.

Però va bene alla fine nel frattempo tra tube e treno mi sono truccata, ho fatto colazione, ho letto il giornale.

Insomma non hai la sensazione di perdere il tempo perchè comunque stai facendo qualcosa di utile.

Invece non appena arrivata allo stadio è iniziata la maratona del wasting time.

Aspettare di ricevere dal capo il mio ruolo fuori dallo stadio: 1 ora di fila insieme a tutti gli altri che lavoravano all' evento stretti come sardine in un tendone.

Quindi sono arrivata alle 10 per iniziare a lavorare alle 11.

Alle 16 e 15 ho finito.

Ma ho dovuto aspettare un' altra simpatica ora fuori dallo stadio il mio boss per il check out.

Poi quando pensavo di avercela fatta sul serio mi sono incamminata alla stazione per prendere il treno per tornare.

Ma sarebbe stato tutto troppo bello.

Un chilometro di fila umana per prendere il treno.

Del resto tutti quegli spettatori dovranno pur tornare a casa in un qualche modo?

Sì ok, però speravo non tutti con il mio treno.

Fiera di essere finalmente prossima alla stazione estraggo dalla tasca il mio bellissimo biglietto andata e ritorno che avevo fatto stamattina e lo stuart mi dice: 'No il treno è gratuito per il ritorno'

Buono a sapersi.

Ho anche buttato via 5 sterle.

Unica gioia?

Le porte del treno si sono aperte esattamente davanti a me ed essendo salita per prima mi sono guadagnata un posto a sedere che vale oro visto quanto sono stanca adesso.

E soprattutto perchè questo treno fa tutte le fermate.

Un po' come quando prendi il treno per Riccione il 10 agosto e non vedi l' ora di vedere il mare e il treno si ferma anche a Rubiera.

Che pensi solo: ma chi cacchio va in villeggiatura a Rubiera?

In ogni modo durante l' ora di fila avevo già messo in conto che se non avessi dovuto trovare il posto mi sarei finta incinta.

Piuttosto che stare in piedi un altro minuto la pubblica umiliazione.

Può sembrare assurdo ma il momento migliore della giornata sono state senza dubbio le 5 ore in cui ho lavorato.

Lavoravo in uno stand dentro allo stadio.

Facevamo birre e unhealthy food.

Io ero l' addetta alle birre.

Ho spinato tutto il giorno come una pazza.

Ma tutto lo staff dello stand ovviamente manager compreso erano un sacco simpatici quindi ci siamo divertiti molto.

Davanti allo stand c'era un canale di ingresso allo stadio quindi mi sono anche goduta la partita dai maxischermi.

L' Inghilterra ha perso per un solo punto.

Ma questo lo si poteva capire anche solo dalla tranquillità che si respirava fuori a fine partita.

Il nostro stand ha chiuso dieci minuti prima della fine della partita e ne volevo approfittare per vederne un pezzo dalle tribune.

La guardia non mi ha fatto sedere sulle tribune, l' ho implorato come una bambina e nemmeno una foto.

Continuavo a litigarci solo perchè intanto mentre discutevo con lui mi stavo in realtà guardando la partita.

Poi dall' ultimo anello non è male come sensazione.

Non potevo dargiela vinta e non avere nemmeno una foto così andandomene l' ho fatta mentre era girato.

Volevo dirgli 'Hey man, do you like this photo?'

Ma ho deciso di tenere tutta la soddisfazione del momento per me.

Giornata del cavolo sì, ma domani è un altro giorno e si vedrà.

E soprattutto stasera è 'sabato sera'.

A buoni intenditori poche parole.

23/11/12

GIORNO 32: Twickenham


Non pensavo potesse mai succedere ma sto scrivendo questo post dal lavoro.

Ebbene sì quando cinque minuti fa ho chiesto al boss cosa dovessi fare mi ha detto: 'Abbiamo fatto tutto e visto che il tuo check out è tra quaranta minuti ora puoi rilassarti!'

Just relax, me l' ha ripetuto due volte perchè credevo di aver capito male.

Oooooh yes.

In questi momenti amo la vita.

Anche perchè ieri sera tra la cena e le chiacchiere il nostro thanksgiving party è finito alle due di notte e stamattina la sveglia è suonata alle 7.

La mia sveglia, volevo dire.

Perchè quella di David suona sempre a un orario improbabile.

Oggi aveva addirittura lezione, ma iniziava alle due.

Odio.

In ogni modo il mio computer mi ha abbandonato al lavoro, quindi finisco solo ora di scrivere.

Dopo la sveglia, come al solito traumatica, la giornata ha previsto la mia trasferta from Kingston to Twickenham.

Forse il nome non vi è nuovo?

Per un appassionato medio di sport non può esserlo di certo.

Si tratta infatti della patria del rugby inglese, forse addirittura mondiale.

Lo stadio di Twickenham l' ho visto così tante volte in televisione che quando sono entrata mi sembrava un dejavu.

Dopo la premier league di sabato scorso domani mi aspetta England vs South Africa.

Rugby ovviamente.

Oggi è stata piuttosta leggera come giornata, abbiamo solo preparato il tutto per l' evento di domani.

Mi ha segnato le ore dalle 10 e 30 alle 17 e 30 quando forse ne ho lavorate 4.

Stamattina ci ho messo un' ora per trovare il posto preciso.

Lo stadio è immenso.

Poi all' una abbiamo fatto la pausa pranzo.

E altro che tramezzino di Reading.

Qui c'era un vero e proprio ristorante con ogni ben di dio.

Non è da tutti pranzare di fianco ai giocatori della nazionale inglese, lasciatemi tirarmela.

E alla fine come vi dicevo ho staccato prima del tempo e mi sono guardata un po' dell' allenamento.

Oggi ho anche preso per la prima volta un treno vero e proprio.

Dico così perchè qui train sta anche per i vagoni della tube.

Altro che Ferrovie dello Stato, qui spaccano il minuto.

Infatti l' ho perso.

Eh niente, ho dovuto prendere quello dopo.

Ma non ho provato la voglia di suicidarmi buttandomi sui binari stile stazioni italiane, perchè il primo treno a seguire era dieci minuti dopo.

England batte Italy non solo nel rugby a quanto pare.

Stasera a letto presto che domani si lavora sul serio, secondo me farò anche 9 o 10 ore.

E senza pausa direi.

Poi mi ha anticipato una mia amica che ci ha già lavorato che dopo la partita anche tornare a casa diventa difficoltoso perchè sono tutti ubriachi e si piantano davanti allo stadio a fare baldoria.

E chi li smuove?

Staremo a vedere!

Comunque vada credo sarà divertente.


Se qualcuno si sta chiedendo perchè non pubblico più foto voglio rassicurare soprattutto i miei amici più stretti che mi conoscono.

La mia bellissima Nikon Touch screen non è l' ultima della lunga serie di macchine fotografiche perse/rotte.

Ho dei problemi con il blog e non me le fa caricare. 

Spero di poter risolvere al più presto.


22/11/12

GIORNO 31: thanksgiving day


Oggi negli USA è il giorno del Ringraziamento.

All' americana: Thanksgiving Day.

Io vivo a Londra e quindi direte e che ti frega?

Bè David è un uomo di mondo quindi ha organizzato una cena a casa sua.

Come al solito l' Emma e Federico sono dei paccari quindi ci vado da sola.

Io di farmi sfuggire possibilità di uscire proprio non ne ho voglia.

Visto che siamo in una decina abbiamo deciso per la modalità buffet ognuno porta qualcosa.

Data la mia ignoranza sulle tradizioni americaneggianti del giorno del Ringraziamento e la mia ancora più grande ignoranza in ambito di cucina sono andata sul banale.

Che più banale non si può proprio.

Stamattina mi sono alzata alle 8 per andare a fare la spesa.

Ok la sveglia era alle 8, ma il mio sedere si è staccato dal materasso un' ora dopo.

Ma del resto come si fa dopo una settimana che dormivamo fino alle undici?

Vabbè l' importante è avercela fatta.

Con molta calma alle nove e mezza ero al centro commerciale.

Nonostante la più che giusta sonnolenza mattutina ho notato di aver praticamente superato la fase dello smarrimento al supermercato.

Sta facendo pian piano capolino la fase londiner advanced.

Mi dirigo dunque con passo esperto al reparto marmellate.

Osservo con sguardo misto tra comprensione e alterigia i neofiti che si prendono la Harleys da 1,80 pounds e metto a quel punto nel carrello, con mossa elegante e decisa, la marmellata non di marca a 89 p.

Quindi procedo ai cereali e prendo il pacco doppio che costa quasi quanto il singolo.

E qui prendo 100 punti.

Ma il gonzo appena arrivato a Londra non lo sa.

Mi volto poi con savoir-faire al reparto conserve e non mi faccio fregare dai super nomi che ci sono sulle etichette (Gordon Ramsay, Jamie Oliver...), ma prendo la solita.

Un giusto compromesso tra qualità e prezzo.

E qui ho doppiato lo spagnolo al secondo anno di chissà cosa.

Ora mi preparo a un passaggio lampo nel reparto piatti pronti.

Che, attenzione, è una specie di Terra di Mezzo di Talkeniana memoria piena zeppa di trabocchetti.

Prendo una pizza surgelata a un pound, la solita con prosciutto, non affatto male.

E l' olandese che lavora nella City annaspa ammirato.

Pane e uova.

Sembra facile ma non è.

Il pane in cassetta sarà meglio brown o white?

E cosa vuol dire wholegrain?

E che differenza c'è tra medium e thick?

E le uova le prendiamo freerange?

Small, medium, large o very large?

Vi gira la testa?

Non è finita.

Diciamo che servono delle lampadine.

Bisogna stare attenti e prendere le screw cap, quelle con l' innesto continentale.

Perchè spesso in bella mostra ci sono le bayonette cap.

Quelle inglesi, che ovviamente non potevano essere come tutte le altre.

Vino. Uhmmm.

Non vi dico nemmeno che roba si vede nel reparto vino.

Dei lambruschi bianchi, e lì ti rendi conto che anche il vino dei discount italiani è meglio di questo.

Respiro profondo e mette nel carrello il solito soave da 4 pounds, perchè è tutto quello che posso permettermi.

Con la consapevolezza che tra quello e il detersivo per i piatti la differenza è minima.

Mi dirigo verso la cassa automatica, che a quella con la cassiera c'è troppa fila e ci manca solo che si mette a piovere quando sono fuori con le sportine.

Non mi resta che salutare il greco che sta per scoppiare a piangere, rivelargli dove tengono l' aglio, e correre a casa soddisfatta.

Ironie a parte anche andare al supermercato possiamo non considerarla più una pratica estrema, da fare solo in momenti di assoluta pace dell' anima.

Arrivata a casa io e l' Emma abbiamo preparato torta di mars e salatini ai wurstel per stasera.

Evviva la banalità, ma va bè, il tempo è quello che è.

E la cucina anche.

Spero che possano apprezzare questi inglesotti.

Unica nota negativa? Domani mattina lavoro quindi stasera non posso fare proprio le ore piccole.

Ma va bene, bisogna anche sapersi accontentare.

Happy thanksgiving to everyone!

GIORNO 30: fuckin british

Trenta giorni?

Cavoli, sono davvero passati in fretta.

Probabilmente perchè eravamo presi dalla frenesia iniziale.

Mille cose da fare, ogni giorno sempre diverso dal precedente.

Ogni giorno con mille cose da fare, organizzare, imparare.

Ormai Londra fa sempre più parte della nostra routine e di quello che chiamiamo 'normalità'.

Oggi abbiamo anche fatto il colloquio per ricevere il NIN, a breve saremo quindi ufficialmente sudditi di sua maestà.

Insomma l' integrazione con il mondo inglese procede alla perfezione, o quasi.

Resta il fatto che siamo in Inghilterra e certe differenze ci sono, si tratta solo di abituarcisi.

O alla peggio, di arrendersi all' evidenza.

E' ben risaputo che qui si guida a sinistra, per esempio.

Sembra niente, però c'è da stare attenti, se sei un pò stanca o disattenta è un attimo finire sotto un cab che corre all' impazzata tra il traffico urbano.

E io sono sia stanca che disattenta una cosa come 20 ore al giorno.

Ringrazio chi ha avuto la bella idea di scrivere su quasi tutti gli attraversamenti 'Look left' o 'Look right', mi ha salvato più volte la vita.

Perchè poi, direte voi, bè è solo al contrario del normale cosa ci vuole?

Sì è vero.

Se fossero tutte strade a una corsia stile Reggio Emilia City ok, ma qui anche in città ci sono degli incroci a fare invidia ai nostri bivi autostradali.

Insomma non si è mai troppo prudenti.

E poi, vogliamo parlare delle prese elettriche tripolari?!

Di tutte le soluzioni adottate nel mondo, quella britannica è la più scomoda e idiota.

Le prese sono grandi il doppio di quelle continentali.

Una ciabatta britannica "caricata" al massimo della sua capacità pesa una tonnellata.

E non vi dico le doppie spine: sono dei cubi bianchi di dieci centimetri per dieci capaci di rendere inguardabile ogni angolo della casa.

Ma c'è un modo per fregarli.

Attenzione...

Basta, con il cappuccio di una biro, o con qualunque strumento sottile e appuntito che non sia di metallo, abbassare la levetta di plastica che sta nella fessura verticale (quella al centro della presa) e quindi inserire la vostra spina italiana.

Il gioco è fatto.

Niente adattatore.

Lo so, sembra impossibile, ma basta questa semplice azione per togliersiun problema.

Certo il voltaggio in Gran Bretagna è diverso (240 contro 220), ma la differenza è talmente minima che le apparecchiature non ne risentono.

Non credo sia il caso di utilizzare questo metodo per elettrodomestici tipo frigorifero o lavatrice, ma se ci si limita a lampade da tavolo, caricatori dei cellulari ecc non credo ci siano grossi problemi.

Poi arriverà il giorno in cui vi troverete a pensare, mentre vi asciugate i capelli sul letto, gli inglesi non hanno prese eltriche in bagno?

Semplice.

E' una questione di health and safety.

Ovvero quella normativa che ha trasformato la nazione vincitrice della seconda guerra mondiale in un paese che rischia di farti impazzire se non ci sei nato.

Ma non stupitevi se in bagno avete la power shower.

Vale a dire quella doccia che scalda l' acqua attraverso un motorino elettrico e non ha quindi bisogno della doppia tubatura calda-fredda.

La contraddizione la vedete da soli: presa elettrica per il phon no, pericolo; energia elettrica nella doccia dove passa l' acqua sì, è una meraviglia.

Sono strani, gli inglesi, ve l' ho detto fin dal primo momento.

Ma è una follia a tratti talmente surreale che si passa sopra volentieri.

Come il doppio rubinetto nel lavello.

Insomma, il miscelatore è uno strumento ormai low-tech, ce l' hanno proprio tutti.

Ma qui no.

I rubinetti doppi resistiono.

Così sei costretto a lavarti le mani o con l' acqua bollente o con quella gelata.

Perchè andiamo, quando mai uno riempie il lavandino d' acqua solo per lavarsi le mani con l' acqua tiepida.

It's tradition, ti rispondono.




21/11/12

GIORNO 29: Canary Wharf

Mi godo gli ultimi giorni semi relax senza lavoro di Londra.

Perchè tempo che mi registrano bene alle agenzie avrò feste in continuazione.

Stamattina ho dormito fino alle dieci, mi ha svegliata la Cri bussando alla porta.

E abbiamo finito per chiacchierare fino all' una e poi pranzare assieme.

Federico dopo un giorno di vita è tornato ad essere il solito morto vivente.

Ormai la sua dieta prevede un' alternarsi di farmaci e acqua naturale.

L' Emma ha sempre il doppio shift a lavorare e non si vede mai durante il giorno, ma stasera usciamo assieme.

Girettino tranquillo a in downtown.

Scrivo questo post proprio mentre la aspetto, seduta su una panchina sulla riva del Thames.

Proprio niente male.

Per quanto riguarda oggi pomeriggio ne ho approfittato per fare una delle mie passeggiate in solitudine.

Con la scusa di dover andare da Primark per comprare le ultime cose per il lavoro ho fatto un bel giro a Canary Wharf.

C'ero già stata, ma me ne sono innamorata così tanto che quando ho un pò di tempo ci torno volentieri, tanto è proprio dietro a casa.

Canary Wharf diciamo che è il centro di quella che è l' Isle of dogs.

L' 'isola dei cani' è in realtà una penisola creata da una gigantesca ansa del Tamigi.

Questo nome bizzarro sembra derivi dal 1588 quando quest' isola nel Tamigi era usata da Enrico VIII come ricovero per i suoi cani da caccia. 

Un tempo qui si erigeva il porto di Londra, o almeno una sua parte.

Alle spalle dei moli i magazzini brulicavano di attività e da ogni parte dell' Impero giungevano prodotti esotici, spezie e immigranti.

Quel mondo, ovviamente, non esiste più.

I vecchi palazzi in mattoni sono stati convertiti in loft che guardano il fiume e al loro fianco hanno trovato posto speculazioni moderne dall' interessante pregio architettonico.

Se però uno è interessato a vedere come questa città riesca sempre a reinventare se stessa quest' area è un vero e proprio must.

L' isola dei cani, la Manhattan londinese.

E' vero, è un po' fuori mano, ma troppo spesso viene tralasciata e dimenticata.

I grattacieli, l' alternanza tra acqua e terra, i canali, i centri commerciali di vetro splendente, la DLR che l' attraversa in sopraelevata: ingredienti perfetti per una città del futuro.

Scaturita dall' impeto della Lady di ferro Margaret Thatcher, l' Isle of dog è nata per ospitare un crescente settore finanziario di Londra.

Una City 2, insomma.

E dopo un avvio non proprio con il botto alla fine ha avuto ragione la Thatcher.

In questo spicchio di capitale, devastato dalle bombe tedesche e piegato dalla crisi del porto, al principio degli anni Ottanta non c'era niente.

L' isola finì per distaccarsi così tanto dal tessuto cittadino che negli anni Settanta i suoi abitanti la dichiararono una repubblica indipendente ed elessero pure un presidente.

Il grido disperato venne in qualche modo raccolto e oggi l' isola ha cambiato volto.

Qui si trovano i quartieri generali di HSBC, Barclays gli uffici del Daily Telegraph e della Reteurs.

Grandi aziende, giornali, banche: nomi pesanti.

Tutto ruota intorno alla stazione della metropolitana di Canary Wharf.

Costruita da Norman Foster, sembra più che altro una navicella spaziale.

Vedere per credere.

Nella parte meridionale, quella che dà su Greenwich, si posso vedere dei tramonti mozzafiato e l' aria sa già di mare: dopo l' isola, infatti, Londra praticamente finisce.

Il Tamigi si incammina verso la foce e la città pian piano diventa campagna.

Anche la capitale britannica ha i suoi limiti.


Canary Wharf station.


Canary Wharf.


Canary Wharf.


Canary Wharf.




Canary Wharf.



Canary Wharf.


Too cold in London.


A Londra non nevica? Allora la creano! Oxford Street.





19/11/12

GIORNO 28: work in progress

Cavoli è sempre così, troppo o niente.

Per tre settimane ho cercato disperatamente lavoro senza trovarlo.

E adesso ho mille richieste.

E non so nemmeno quale scegliere, se fare tutti i colloqui oppure non provarci nemmeno perchè tanto non posso fare mille lavori.

Un giorno ha 24 ore e io devo pur dormire.

Dico dormire perchè di mangiare posso farne a meno o posso farlo sulla tube.

Se vuoi sopravvivere a Londra devi sapere ottimizzare i tempi.

Bè in ogni modo oggi mi sono guadagnata il mio secondo lavoro, in tutto e per tutto uguale al primo.

Agenzia. Eventi VIP.

Sempre la solita storia.

Mi hanno già dato il calendario del prossimo mese ed è pieno zeppo di feste.

Anche qui posso scegliere io quando e quanto lavorare.

Posso lavorare due settimane no stop e poi non iscrivermi a nessuna festa per tutto il tempo che voglio e farmi la mia vacanzina non so dove.

Il bello è che in questo periodo, visto che ci avviciniamo al Natale, Londra è piena di party.

E per me significa una sola cosa: lavoro.

E poi ciliegina della torta: questa è l' agenzia che gestisce gli affari reali.

Detto in parole povere se tutto va bene da qui a un mese avrò servito sua maestà la Regina d' Inghilterra.

Ma sia chiaro, io mi accontenterei anche di Harry il principino.

Tra l' altro questa agenzia ti paga anche il taxi per ritornare a casa after party.

Così finalmente salgo su un cab.

Non l' ho ancora mai fatto e non va affatto bene.

Insomma anche oggi una giornata piena di novità e notizie positive.

Sono sempre più felice e motivata.

Le uniche notizie cattive derivano dal fronte casa.

Siamo sempre più stanchi di stare qui.

A parte condividere una camera in tre che già è difficile di suo, ci troviamo a condividere la casa con degli psicopatici.

C'è la coppia 'fanatici del pulito' che non possono vedere nemmeno un capello per terra.

La milanese della nostra età che mangia, non lava e poi la coppia dice su a noi.

E per concludere un fantasmino che non si sa quando c'è, quando no e a quanto pare l' unica sua attività in casa è fregarci il cibo dalla dispensa o dal frigo.

Insomma la questione si fa un pò tesa e ora che lavoriamo stiamo provando a cercare una nuova sistemazione.

Ma su questo fronte siamo ancora un pò indietro, in ogni modo ci diamo da fare.

E di certo non ci diamo per vinti.

Per ora qualcosa di interessante abbiamo trovato, ma per scaramanzia non dirò nulla.

Come direbbe David: 'Suspence!'

E anche stasera mi addormento con la consapevolezza di aver dato il massimo.

Ma come sempre con la certezza che 'il meglio deve ancora venire'.



Un total black molto sobrio per l' interview di oggi.







GIORNO 27: sunday sunny sunday

Oggi è domenica e per ora continuiamo con le nostre domeniche relax.

Finchè si può.

Finalmente dopo quasi una settimana di virus anche Federico è tornato a vivere e ha visto qualcosa di diverso dal soffitto di camera nostra.

Io, lui e Pi siamo andati ad Harrods e abbiamo fatto un giro per Knightsbridge, non male come posticino.

Anche se Harrods fa parte della storia di questa città e mantiene comunque il fascino di tutti i grandi magazzini non lo amo da impazzire.

Lo trovo un pò antiquato, un pò oltrepassato e soprattutto detesto l' immensa quantità di turisti che lo invade ogni giorno.

E' vero è giusto che ci vadano però cavoli fanno foto a qualsiasi cosa, dal vestito dell' ultima collezione di Acne alle scatole di the di latta.

Le scatole di latta? Bitch please! 

Dallo shopping di classe a quello low cost, dalla confusione vecchio stile al caos moderno.

Da Harrods a Oxford Street in mezzora, attraversando in tutta tranquillità Hyde Park.

Ora, Londra è piena di parchi, ma ad Hyde Park io (e credo qualsiasi londinese) riserviamo un posto speciale nel nostro cuore.

Central Park sta a New York come Hyde park sta a Londra, insomma.

C'è un lago artificiale, Serpentine Lake, lungo e stretto, che divide il parco in due parti.

C'è un parco giochi con tanto di ruota panoramica.

E poi c'è lo Speaker's Corner, una vera 'icona' del parco.

Per chi non conoscesse questa usanza si tratta di un' area dell' angolo nord-orientale del parco.

La tradizione vuole che la domenica chiunque possa presentarsi munito di sgabello o seggiolina portatile e che si metta a parlare di qualunque argomento sul suo qualcosa.

Notevole esempio del concetto di libertà di opinione.

Davvero un bel pomeriggio.

Poi stasera la nostra cena ci ha dato soddisfazioni.

C'era il 3x2 sul salame da Tesco e già qui significa che esiste un qualche dio lassù che ci sta guardando.

Poi la pizza al prosciutto surgelata da 1 pound non era affatto male.

E per concludere i mandarini della Tesco sono nettamente superiori a tutti gli altri.

E voi direte come devono essere dei mandarini?

Bè sappiate che qui anche quelli fanno schifo.

A proposito di mandarini, li stavo mangiucchiando oggi mentre videochiamavo la Pro e Ben e li sentivo così vicini a me che gli stavo per chiedere di sbucciarmene uno.

Ogni giorno che passa i miei amici mi mancano sempre di più.

Spesso non ho nemmeno il tempo di chiedere come va? Cosa fai in questi giorni?

Per una persona come me che ha fatto dei rapporti umani la sua vita per certi versi è pazzo, per altri assurdo.

E' un' ennesima sfida per me.

Una sfida nella sfida.

Ai miei amici che leggono questo post chiedo scusa una volta per tutte se non mi faccio sentire o se le poche volte in cui lo faccio è in modo approssimato.

Non è quello che voglio veramente, è quello che mi impongono i ritmi serrati di questa città.

Mi mancate tutti, dal primo all' ultimo.

Ma allo stesso tempo non potevo rinunciare a questa opportunità.

La lontananza fa male, ma ti insegna a vivere nei ricordi.

E non esiste cosa più bella nella vita di ripensare al proprio passato con il sorriso di quella che non ha rimpianti.


Lady Diana forever in my heart 


Hyde park. Ferris Wheel.


Speaker's corner.


Sunset in Hyde Park. Emotions.






18/11/12

GIORNO 26: Reading


Ore 19:52 locali.

E io sto aspettando che il bus finalmente si metta in moto perchè vorrei anche arrivare a casa.

La mia giornata è iniziata alle 5 e 30 stamattina.

Divisa nera, chignon fatto, colazione veloce e alle 6 e 30 ero già per strada.

Alle 8 e 30 ero al ritrovo alla stazione di Hammersmith.

Appello e pronti via.

Direzione? Reading!

Una cittadina a est di Londra sconosciuta fino ad oggi, appunto.

Perchè proprio qui? Sconosciuta finchè vuoi, ma ha una squadra in premier league e uno stadio niente male.

E oggi come tutti i sabati pomeriggi c'era la partita.

Quando mi hanno detto che dovevo lavorare al Madejski Stadium mi immaginavo già a vendere hot dog e pinte di birra a dei tifosi accaniti pallidi come tutti gli inglesi, ma con le guanciotte rosse per il freddo.

Poi arrivo e mi trovo questo ristorante di lusso in mezzo alla tribuna, ovviamente con la parete in vetro, per potere vedere comodamente lo stadio.

Era divertente vedere alla tv le stesse cose che vedevo dalla finestra.

Come ho trovato questo lavoro? L' agenzia che organizza eventi appunto.

Ogni domenica mi mandano un sms con scritto quali sono gli appuntamenti della settimana e io scelgo a quali andare.

La paga non è affatto male: 6, 50 pounds all' ora.

L' unico problema sono le tempistiche, più che assurde.

Sono uscita di casa alle 6 e 30 e se tutto va bene torno alle 10 e 30 stasera.

16 ore in giro a zonzo e vengo pagata per 9 effettive di lavoro.

Ma questo è un problema di tutti, già Londra è immensa, poi ci tocca anche andare a Reading!

Secondo il tipo dell' agenzia ci saranno anche eventi più vicini e in ogni modo si può sempre rifiutare.

Alla fine è stata una giornata interessante sotto più punti di vista e sono contenta di essere venuta.

Ho parlato inglese tutto il giorno.

Ho fatto la cameriera per la prima volta nella mia vita senza rovesciare nulla, neanche una goccia di caffè!

Anche se qui è più corretto dire una goccia di tè (corretto con il latte obviously). BLEAH.

Antipasti. Primi. Dolci. Caffè. Tè. Spuntino post partita.

E' vero alla fine pensavo di non possedere più gli arti superiori però è stato bello!

E finito con il pranzo io e e gli altri del mio gruppo abbiamo lucidato 200 tazzine, 200 piattini e 200 cucchiaini.

Contati.

Ormai me le rompevo in testa piuttosto che lucidarne un' altra, ma ripensandoci mi sono divertita.

Seduti per terra a chiacchierare del più e del meno smangiucchiando le cose avanzate dal pranzo.

Tutte delizie ovvio, era un posto upper class.

Aspetto migliore della giornata: sicuramente le persone con cui l' ho condivisa.

Nessun italiano eppure ci si capiva tra polacchi, peruviani, pakistani, spagnoli e ovviamente londinesi.

Tutti sempre disposti a ripeterti mille volte se non capivi.

Premio simpatia va sicuramente allo chef che quando gli portavo gli ordini mi faceva urlare 'Go chef, GO!'

Era una risata tutte le volte.

Unica delusione: se il Reading football club avesse giocato con una squadra 'famous' avrei potuto anche strappare qualche autografo degno di nota.

Chissà, magari ci sarà una prossima volta lì!

O magari la prossima volta sarò alla corsa dei cavalli con la Regina Elisabetta o al concerto dei Coldplay o di Rihanna.

E non sono nomi a caso, sono gli eventi che ha fatto quella che oggi ha lavorato con me.

Non male dai.

Stasera volevo andare alla festa a casa di David, ma sempre per il fatto che Londra non è Reggio ci metto tre ore ad arrivare a casa e ce ne metterei altrettante ad andare da lui.

Conclusione? Arriverei lì per trovare tutti a letto collassati, non voglio sapere se per la stanchezza o per l' alcol.

Anyway, this is England.


Hammersmith. Mi sei mancata.


Welcome back Hammersmith <3 


Autostrada 


Stadium 


Ristorante


Very happy


Colleghe

16/11/12

GIORNO 25: money


Stamattina colloquio di lavoro.

Agenzia di eventi che si occupa di party VIP: premiere, eventi sportivi, feste private.

Da quanto ho capito sono dentro.

Tra un paio di ore mi dovrebbero chiamare per dirmi i turni.

Spero di fare abbastanza ore per potermi mantenere perchè non vorrei fare mille lavori diversi, sennò incastrarli tutti diventerebbe impossibile.

Un' altro aspetto che mi piace è che farò un po' di tutto a seconda delle esigenze, così faccio esperienza su più campi.

Visto che io di esprienza proprio non ne ho mezza.

Va bè ho dovuto mentire, ma mi serviva questo lavoro.

E poi non sembrava gliene fregasse molto di cosa facessi in Italia.

Meglio così.

Ma del resto i soldi sono soldi e quanto servono servono.

Non adoro parlare di soldi però forse è giusto fare un piccolo appunto anche sull' argomento finanze londinesi.

Magari qualche dato buttato lì può anche essere utile a coloro che leggono il mio blog perchè vorrebbero fare un' esperienza simile.

Londra è cara.

Non stiamo tanto a girarci intorno.

I trasporti pubblici sono i più cari al mondo.

Se andate sul sito TFL (transport for London) potete trovare tutto quello di cui avete bisogno.

Nel mio caso e in quello del 90% delle persone che fanno un' esperienza simile alla mia è fondamentale più che utile fare l' abbonamento ai mezzi pubblici.

Una corsa singola in metro o bus che sia costa anche 2 sterline e considerando che per spostarsi si usano in continuazione fare l' abbonamento diventa l' unica soluzione.

Londra ha 8 zone, l' avevo già detto.

Ma parliamoci chiaro, quasi tutto si concentra all' interno delle due centrali.

Per cui vale la pena fare l' abbonamento solo per quelle due e quando capita di dover uscire dal poligono centrale si paga il supplemento.

Si tratta in definitiva del metodo più comodo e soprattutto economico.

Esiste la versione settimanale e quella mensile, ma in sostanza con la seconda non ci risparmi molto.

Solo la rottura di doverla rinnovare ogni settimana.

E quando ti svegli in ritardo e devi correre dall' altra parte della città e non puoi arrivare in ritardo non puoi permetterti di arrivare alla fermata della tube e non riuscire ad entrare perchè il tuo abbonamento è scaduto.

In sostanza:

Settimanale: 29 pounds.
Mensile: 112 pounds.

E questa è una spesa che un londinese non può evitare.

Altra spesa ovviamente obbligata: l' affitto.

E qui son dolori.

Secondo un' indagine che ho letto un po' di tempo fa c'è solo una città al mondo che tiene testa a Londra in quanto a prezzi: New York.

Insomma, Londra è seconda al mondo se non prima a pari merito.

Ora, io non sono mai stata a New York, ma posso assicurarvi che le case di Londra non si meritano tutti questi soldi.

Ma si tratta di una diversa idea di casa, e anche di questo ne avevo già parlato.

Se per la metro il prezzo è quello e non ci si può fare niente almeno per quanto riguarda la casa gli standard sono decisamene diversi uno dall' altro.

Basta sfogliare un giornale qualsiasi e si trovano case di tutti i tipi e ovviamente tutti i prezzi.

Se siete i tipi da potersi permettere l' appartamento da soli magari in un grattacielo vista non so cosa vi invidio molto.

Ma la maggior parte dei giovani expat alla ricerca di avventura come me di solito si affidano alle famose quanto criticate house share.

Qui vanno un sacco.

Le tipiche case con cucina, salotto e bagni in comune e ognuno una camera da letto (che a sua volta può esser singola, doppia o tripla).

Qui i prezzi dovrebbero stare al di sotto delle 130 sterline a settimana.

Quanto al di sotto dipende se la camera è tutta vostra o la condividete, se la casa è vicino al centro o un po' meno, quanto è bella, quanto è nuova...

Ma questo lo capite da soli.

Ultima spesa indispensabile alla sopravvivenza: il cibo.

Anche qui è difficile fare dei pronostici.

O meglio, farli per gli altri.

Ognuno ha le sue abitudini alimentari, i propri 'non posso farne a meno', i propri gusti.

In definitiva i supermercati costano un po' di più dello standard italiano (soprattutto per quanto riguarda i prodotti esteri) quindi fate un po' i vostri conti.

Io mangio schifo e spendo poco, semplice.

E con il cibo la triade di spese per la sopravvivenza alla vita londinese direi che è finita.

Non c'è da tralasciare però che Londra è una città fantastica per fare shopping e anche le migliori promesse di risparmiare vanno in frantumi davanti a una qualsiasi vetrina, soprattutto se siamo in tempi di Natale.

Qual periodo in cui il sorriso da ebete è un dolce compagno di pomeriggi in downtown, quello in cui la stessa vetrina senza le lucine non era così bella...

Insomma, un expat medio ci casca e anche poco che sia, un po' di shopping lo fa.

Considerando che ora il cambio euro/ sterlina è fissato a circa 1,3 fate un po' i vostri conti.

E iniziate ora a risparmiare.

15/11/12

GIORNO 24: K&C

Oggi pomeriggio giretto molto tranquillo a Kensington e Chelsea.

A me gli occhi, signore e signori.

E benvenuti nel paese delle meraviglie.

Ovvero il borough più ricco di tutta la Gran Bretagna; il che significa uno dei più ricchi del pianeta.

Meglio non raccontarci frottole, dunque.

Questo è un bel posto.

Avete presente la Londra di Mary Poppins? Ecco..

Hyde park si affaccia direttamente sul quartiere, i grandi palazzi si alternano a stretti reticoli di mews interamente restaurati e trasformati in splendide abitazioni private, grandi magazzini - uno su tutti, Harrods - s'alternano a boutique indipendenti e ai mega atelier dell' alta moda.

Qui abitano i ricchi del mondo; qui girano i soldi veri.

Farcela a Kensingoton e Chelsea significa essere arrivati.

E non è un caso se Jimmy Choo, il signore delle scarpe, abbia aperto proprio qui, a Knightsbridge, il suo primo negozio.

K&C, ad ogni modo non è un baraccone per turisti, anche se qui di turisti se ne incontrano a vagonate, ma anzi rappresenta molto bene la Londra di oggi.

Un misto tra vecchie e nuove aristocrazie, tradizione e innovazione, denaro antico (molto discreto) e quattrini giovani (molto appariscenti), vita sedentaria e notti brave.

Un motivo ci sarà se in cima alla lista dei desideri del 90 per cento dei nuovi milionari di tutto il globo ci sia un bell' appartamento a K&C.

I prezzi sono ovviamente folli.

E quando dico folli intendo che superano l' umana comprensione.

Nel nuovo complesso di Hyde Park One, complesso abitativo per ultra ricchi nei pressi di Harrods, il grande attico, l' appartamento più lussuoso di tutto il condominio, è stato infatti venduto per 140 milioni di sterline.

Al cambio attuale circa 180 milioni di euro.

Un appartamento.

Al costo di 65000 euro al metro quadro la penthouse in questione ha un terrazzo con piscina, vetrate alte fino al soffitto e accesso a centro benessere e piscina all' interno del complesso.

Ebbene sì, è a Londra l' appartamento più costoso al mondo.

Ora, questi sono eccessi che giustamente finiscono sulle pagine dei giornali di tutto il mondo, ma servono benissimo a spiegare l' ampiezza del campo da gioco.

Unico difetto (se si può definire tale) è la difficoltà nello spostarsi dovuta ad unica fermata della tube a Sloane Square.

Strano, penserete, che i grandi e i potenti di Londra non abbiano (di fatto) la metro.

La verità però è che i grandi e potenti di Londra non usano granchè i mezzi pubblici: non ne hanno bisogno.

Credo di aver visto più macchine di lusso oggi che in tutta la mia vita.

Per certi versi questo può sembrare un quartiere inaccessibile e un pò è anche vero.

Certe boutique hanno dei prezzi improponibili ai più.

Ma un pomeriggio qui vale la pena trascorrerlo, anche solo per apprezzare la pulizia, l' ordine, la finezza di queste vie e di queste case.



Chelsea


Chelsea.


Chelsea.


Sloane Square.


Muro di una casa di Chelsea. O forse un negozio, chissà.
Era work in progress.


Chelsea.


Chelsea Embankment. River Thames.


Chelsea Embankment. Albert Bridge. 


Chelsea Embankment. Albert Bridge. 


Vetrina di un negozio di Chelsea.
Dedicata ovviamente alla signorina Procaccianti <3 


Saatchi Gallery. Duke of York's square.


Saatchi Gallery. Duke of York's square.


Saatchi Gallery. Duke of York's square.


Saatchi Gallery. Duke of York's square.


Chelsea.


Sloane Square.



Finalmente da oggi ho riniziato a fotografare con la mia Nikon. 
E devo ringraziare per questo la catena umana Silvia/Ben/Sabri/Tosco/David, siete stati fantastici!